Come usare la Ricerca ETF
Parti dalla classe d’attivo (i riquadri colorati in alto) o scrivi nella ricerca un nome, un ISIN, un ticker o un indice. Poi restringi con i filtri a sinistra: sono organizzati per domanda — cosa cerchi, quanto costa, quanto è solido, come funziona, dove e come. Le viste sopra la tabella (Panoramica, Costi, Come funziona, Dove) cambiano le colonne senza perdere i filtri.
I criteri che gli investitori guardano più spesso, e dove trovarli qui: il costo totale (TER + costi di transazione del KID, filtro in «Quanto costa»); la tracking difference, il costo realizzato davvero, nella scheda di ogni fondo; la dimensione (sotto i 100 milioni il rischio di chiusura è più alto — per questo l’ambra in tabella); l’età (più storia = backtest più solidi); la replica (fisica o swap, con la parola esatta dell’emittente); e per chi paga le tasse in Italia, la quota white list. Nessuna classifica dei «migliori»: i criteri sono tuoi, i dati sono dichiarati.
Gli emittenti nel censimento
Domande frequenti
Cosa rende diversa questa ricerca ETF?
Mostra dati che quasi nessun comparatore espone: i costi di transazione dichiarati nel KID (che si sommano al TER), la tracking difference anno per anno, il prestito titoli e la quota white list per la tassazione italiana. Ogni numero viene dai documenti ufficiali degli emittenti, riletti automaticamente ogni mese.
Cosa significa «costo totale»?
TER più i costi di transazione stimati dall’emittente nel KID: la somma è il costo annuo dichiarato più vicino al vero. Per il costo effettivamente realizzato guarda la tracking difference nella scheda del fondo.
Perché alcuni dati mostrano un trattino?
Perché l’emittente non li dichiara, o non li abbiamo ancora letti dalle fonti ufficiali. Non inventiamo mai un valore: un trattino è un’informazione onesta, non un difetto nascosto.
Ogni quanto si aggiornano i dati?
Il registro completo viene riletto ogni mese dai documenti ufficiali (KID, factsheet, listini); i dati dentro i KID vengono ricontrollati almeno ogni trimestre. Le fonti e le date sono dichiarate nelle schede.
Cosa vuol dire gestione attiva o passiva?
Un ETF passivo replica un indice: possiede (o simula) i titoli dell’indice e ne segue il rendimento, nel bene e nel male. Un ETF a gestione attiva invece ha un gestore che sceglie i titoli in autonomia: l’indice che dichiara è solo un metro di confronto. Nelle nostre schede gli ETF attivi sono segnalati da un badge dedicato, e nel filtro «Gestione» (sezione «Come funziona») puoi cercarli o escluderli. Il dato è quello dichiarato dall’emittente o negli obiettivi del KID, mai dedotto dal nome.
Cosa significa replica fisica o sintetica (swap)?
Fisica: l’ETF compra davvero i titoli dell’indice (tutti, o un campione rappresentativo). Sintetica: l’ETF ottiene il rendimento dell’indice tramite un contratto di scambio (swap) con una banca, senza possedere i titoli. Ognuna ha pro e contro — costi, ritenute sui dividendi, rischio di controparte. La nostra guida alla replica, con esempi reali →
Cosa sono le classi di quote (es. «Class-I», «EUR Acc»)?
Immagina il fondo come una torta: un unico portafoglio di titoli. Le classi di quote sono i modi diversi in cui quella stessa torta viene servita. Il portafoglio sotto è identico per tutti, ma ogni classe può avere condizioni proprie: una reinveste i dividendi e un’altra li distribuisce, una è denominata in euro e un’altra in dollari, una copre il rischio di cambio e un’altra no, e a volte cambiano perfino le commissioni. L’etichetta che vedi accanto a «Classe» è il nome che l’emittente dà a quella versione, e ogni casa usa il suo stile: a volte una lettera («I», «A», «C»…), a volte una descrizione («Hedged» = con copertura del cambio, «EUR Acc» = in euro ad accumulazione), a volte una sigla della casa come «JPM - EUR (acc)», che si legge da sinistra a destra: casa (JPM), valuta della classe (euro), politica dei proventi («acc» = accumulazione, «dist» = distribuzione; se compare «Hedged», la classe copre il rischio di cambio). Le abbreviazioni più comuni: «Acc» (o «Capi.») = accumulazione, «Dist» = distribuzione, «Hdg»/«Hedged»/«Coperta» = con copertura del cambio — «PfHdg» se la copertura è fatta a livello di portafoglio, «Daily Hedged» se viene azzerata ogni giorno — e «DR» = replica fisica diretta. Spesso la classe «I» nasce per gli investitori istituzionali, ma se è quotata in borsa può comprarla chiunque. Quello che conta davvero è l’ISIN: identifica esattamente la classe che stai guardando, con la sua valuta, la sua politica dei proventi e i suoi costi. Per questo ogni classe ha una scheda separata, e nella scheda trovi la tabella delle classi «sorelle» dello stesso fondo per confrontarle.
Cosa significa «hedged» (copertura valutaria)?
Molti ETF comprano titoli in valute diverse dall’euro: azioni americane in dollari, obbligazioni giapponesi in yen. Il loro valore in euro dipende quindi da due cose: come vanno i titoli e come si muove il cambio. Una classe «hedged» (coperta) usa contratti sulle valute per neutralizzare gran parte del secondo effetto: il rendimento che vedi resta vicino a quello dei titoli nella loro valuta, nel bene e nel male — il cambio non aggiunge né toglie. La copertura non è gratis: costa all’incirca la differenza tra i tassi d’interesse delle due valute, ed è già dentro il rendimento della classe coperta. Non è «meglio» o «peggio»: è un profilo di rischio diverso, e infatti molti fondi offrono le due versioni fianco a fianco (la riconosci dal nome, es. «EUR Hedged»). Una nota sulle obbligazioni: lì la copertura è molto comune. Gli studi di Vanguard mostrano che nei portafogli a prevalenza obbligazionaria la volatilità del cambio quasi sempre sovrasta quella dei titoli sottostanti — da cui la loro regola pratica: coprire le obbligazioni, lasciare le azioni scoperte. Alcuni fondi bilanciati (per esempio i LifeStrategy) fanno esattamente così: coprono in euro la sola parte obbligazionaria. La scheda di ogni ETF indica la copertura quando c’è. Lo studio Vanguard sulla copertura valutaria (PDF, in inglese) →
Che differenza c’è tra accumulazione e distribuzione?
Un ETF ad accumulazione reinveste automaticamente i dividendi che incassa: non vedi mai una cedola, ma il valore della quota la ingloba. Uno a distribuzione te li versa periodicamente — e nella sua scheda trovi il calendario completo degli stacchi, con date e importi storici.
Cosa vuol dire «white list»?
È l’elenco ufficiale degli Stati che scambiano informazioni fiscali con l’Italia (DM 4 settembre 1996). Per la tassazione italiana conta perché i redditi da titoli di Stato dei paesi in white list sono tassati al 12,5% invece del 26%: se un ETF contiene quei titoli, la parte di guadagno che ne deriva paga l’aliquota ridotta. Gli emittenti certificano ogni semestre la quota white list dei loro fondi, e da quella calcoliamo l’aliquota effettiva che vedi nel motore. Il database completo, ISIN per ISIN →
Posso comprare questi ETF dal mio broker?
Dipende dal broker: ogni scheda mostra le borse dove il fondo è quotato (dal registro ufficiale ESMA) e i documenti disponibili con la loro lingua. Alcuni fondi non quotano su Borsa Italiana o non hanno il KID in italiano — in quei casi la disponibilità varia da intermediario a intermediario: verifica sul tuo.
Il censimento tiene memoria del passato?
Sì, ed è una scelta precisa: ogni mese non ci limitiamo ad aggiornare i dati — scattiamo una fotografia di registro e composizioni e la conserviamo. Così, col tempo, le schede possono mostrare non solo com’è un ETF oggi, ma come sta cambiando: un TER ritoccato, un indice sostituito, un portafoglio che ruota.
Come stabilite il settore e il tema di un ETF?
Il settore non lo deduciamo dal nome: lo leggiamo dal paniere che l’emittente dichiara nelle composizioni, normalizzando le sue etichette sugli 11 settori standard. Un fondo è «settoriale» quando un settore pesa almeno il 70% dei titoli classificati (e la parte classificata copre almeno metà del fondo); altrimenti è diversificato e il filtro non lo mostra. Il tema viene invece da una lista chiusa di 22 voci (energia pulita, cybersecurity, difesa, acqua…), riconosciuta solo nel nome del fondo o dell’indice — mai dedotta dal KID, che elenca esclusioni e rischi e trarrebbe in inganno. La sostenibilità non è un tema: è la classificazione SFDR dichiarata dall’emittente, con il suo filtro.
Cosa vuol dire «Articolo 6», «8» o «9» (SFDR)?
È la classificazione europea di sostenibilità (regolamento SFDR), dichiarata dall’emittente. Articolo 6: il fondo non promuove caratteristiche ambientali o sociali specifiche. Articolo 8: le promuove (i cosiddetti «verde chiaro»). Articolo 9: ha un obiettivo di investimento sostenibile dichiarato («verde scuro»). È un’autoclassificazione dell’emittente, non un giudizio nostro: la riportiamo com’è, e puoi filtrarla nel gruppo ESG.
Ci sono anche gli ETC e gli ETN?
Sì: il censimento include anche ETC ed ETN quotati sulle borse europee. Giuridicamente non sono fondi ma strumenti di debito garantiti dal sottostante (per esempio oro fisico in caveau, o Bitcoin in custodia): niente ombrello UCITS, e — per chi è fiscalmente residente in Italia — una differenza fiscale rilevante: a differenza degli ETF, le loro plusvalenze rientrano in genere nei redditi diversi e sono compensabili con le minusvalenze pregresse. Negli altri Paesi il trattamento può essere diverso.
Come trovo oro, argento, Bitcoin e le altre materie prime?
Due strade: i riquadri delle classi sotto la barra di ricerca — «Materie prime» e «Cripto» filtrano tutto in un tocco — oppure scrivi direttamente nella barra («oro», «argento», «bitcoin», «petrolio»): la ricerca guarda anche i nomi degli strumenti e degli indici. Per l’oro c’è anche una pagina dedicata con ETC fisici e minatori a confronto. La pagina dell’oro →