La finanza ha il vizio di dire cose semplici con parole difficili — spesso in due lingue insieme: «denaro» e «bid» sono la stessa cosa, ma nessuno te lo dice. Qui ogni termine è spiegato in italiano corrente, con la traduzione inglese accanto (i broker spesso non traducono) e i numeri di un book reale come esempio.
Leggere il book: prezzi e ordini
Denaro e lettera (bid e ask)
Sul mercato ci sono sempre due prezzi, non uno. Il denaro (in inglese bid) è il prezzo più alto a cui qualcuno è disposto a comprare: se vuoi vendere, è il prezzo che ti riguarda. La lettera (ask) è il prezzo più basso a cui qualcuno è disposto a vendere: se vuoi comprare, guardi quella. La schermata del broker li mostra affiancati — spesso denaro a sinistra in rosso, lettera a destra in verde — e l’elenco completo delle proposte si chiama book.
Spread denaro-lettera (bid-ask spread)
È la distanza tra i due prezzi, e si calcola in due passaggi: lettera − denaro per l’importo, poi diviso il prezzo medio per la percentuale. Nell’esempio qui sopra: 94,30 − 93,68 = 0,62; 0,62 / 93,99 ≈ 0,66%. È il costo implicito di entrare e uscire: se comprassi e rivendessi nello stesso istante, perderesti lo spread. Più un titolo è scambiato, più lo spread è stretto: su un BTP «normale» vale pochi centesimi, su titoli poco scambiati (come i BTP Futura dell’esempio) si allarga. Attenzione a non confonderlo con lo «spread BTP-Bund» dei telegiornali: stessa parola, cosa completamente diversa (quella è la differenza di rendimento tra titoli italiani e tedeschi).
Volume e liquidità
Il volume è quanto è stato scambiato (di solito in euro o in numero di contratti) in una giornata; la liquidità è la facilità di comprare o vendere senza spostare il prezzo. Sono parenti: tanto volume → book pieno → spread stretto. Nel book dell’esempio il volume del giorno era 2,4 milioni di euro — poco, per un titolo di Stato: è il motivo dello spread largo. Prima di un ordine importante, guarda quanto denaro c’è davvero sul book.
Ordine a mercato e ordine con limite (market / limit order)
Un ordine a mercato dice «compra (o vendi) subito, al prezzo che c’è»: veloce, ma su un book sottile può eseguire a prezzi peggiori di quelli che vedevi. Un ordine con limite dice «compra solo fino a X» (o «vendi solo da X in su»): il prezzo è garantito, l’esecuzione no — se nessuno arriva al tuo limite, l’ordine resta lì (di solito puoi scegliere per quanti giorni). Sui titoli poco liquidi la regola pratica è una sola: sempre con limite. Nell’esempio del book, un acquisto a mercato eseguiva a 94,30; con un limite a 93,94 avresti pagato al massimo 93,94 — o niente.
Prezzo e interessi
Cedola (coupon)
È l’interesse periodico che il titolo ti paga, espresso come percentuale annua del valore nominale. Un BTP con cedola 4% su 10.000 € nominali paga 400 € lordi l’anno — quasi sempre in due rate semestrali da 200 €. Il nome viene dai tagliandi di carta che una volta si staccavano fisicamente dal certificato. Sulle cedole dei titoli di Stato paghi il 12,5% di imposta.
Rateo (accrued interest)
Gli interessi maturano giorno per giorno, ma vengono pagati solo alla data della cedola. Se compri un titolo tra due cedole, il venditore ha maturato la sua parte: il rateo è quella parte, e la paghi tu a lui al momento dell’acquisto — per poi riprenderla tutta alla prima cedola, che incassi per intero. Non è un costo: è una partita di giro. Il fisco lo sa: sulla prima cedola paghi l’imposta solo sulla parte maturata da te (il rateo pagato viene scomputato).
Corso secco e tel quel (clean e dirty price)
Il prezzo quotato sul mercato è il corso secco (clean price): non include il rateo. Quello che paghi davvero è il tel quel (dirty price) = corso secco + rateo. Per questo la «stima ordine» del broker è sempre un po’ più alta del prezzo × quantità che ti aspettavi: la differenza è il rateo. Alcuni broker mostrano anche il «tel quel netto», cioè col rateo già al netto dell’imposta.
Sopra la pari, sotto la pari (above/below par)
Le obbligazioni rimborsano 100 a scadenza (il «valore nominale», la pari). Se il prezzo di mercato è sotto 100 il titolo quota sotto la pari: oltre alle cedole, guadagni la differenza fino a 100. Sopra 100 è il contrario: paghi oggi più di quanto ti verrà rimborsato, e la differenza va sottratta dal rendimento. Nessuno dei due è di per sé un affare o una fregatura: il prezzo si muove proprio perché il rendimento complessivo si allinei a quello che il mercato chiede. Il come e il perché sono spiegati nella guida ai BTP.
I tipi di titolo
Tasso fisso (fixed rate)
La cedola è decisa all’emissione e non cambia mai: sai oggi ogni euro che incasserai fino a scadenza. È la famiglia dei BTP classici. La certezza dei flussi ha un rovescio: se i tassi di mercato salgono, il prezzo del tuo titolo scende (vedi duration).
Tasso variabile (floating rate)
La cedola si aggiorna periodicamente seguendo un tasso di riferimento: in Italia sono i CCT, agganciati all’Euribor 6 mesi più uno spread. Le cedole future non esistono ancora — si fissano semestre per semestre — quindi il rendimento a scadenza non è calcolabile in anticipo: in compenso il prezzo balla molto meno quando i tassi si muovono, perché le cedole si adeguano.
Step-up
Cedola fissa ma crescente a gradini: le percentuali di ogni periodo sono tutte scritte nel decreto di emissione (es. 0,75% i primi anni, poi 1,20%, poi 1,65%…). Attenzione all’equivoco comune: non è un tasso variabile — ogni cedola futura è nota al centesimo fin dal primo giorno. È la meccanica di BTP Futura, BTP Valore e BTP Più: la raccontiamo per bene nella guida ai BTP Futura.
Indicizzati all’inflazione (inflation-linked)
Capitale e cedole si rivalutano con un indice dei prezzi: proteggono il potere d’acquisto. Il diavolo è nel quale indice — e qui l’Italia ha due famiglie diverse:
- BTP Italia → inflazione italiana (indice FOI dell’Istat, senza tabacchi), rivalutazione pagata ogni semestre;
- BTP€i → inflazione europea (indice HICP dell’area euro, senza tabacco), rivalutazione incorporata nel capitale e pagata a scadenza;
- i cugini europei — OAT€i francesi, Bund index-linked tedeschi — seguono anche loro l’HICP europeo (la Francia ha pure gli OATi sull’inflazione francese). Stesso principio, indici e meccaniche leggermente diversi: prima di confrontarli, controlla sempre quale inflazione seguono.
PIL nominale (nominal GDP)
Il valore di tutto ciò che un Paese produce in un anno, a prezzi correnti: cresce sia quando l’economia produce di più, sia quando i prezzi salgono. Ti interessa per una ragione precisa: i premi fedeltà dei BTP Futura sono agganciati alla crescita media del PIL nominale (con minimi e massimi garantiti) — non all’inflazione, come spesso si legge.
Rischio e sensibilità
Duration
Tecnicamente è la «vita media ponderata» dei flussi del titolo, in anni: un numero che riassume quanto lontani nel tempo sono i tuoi incassi. Un titolo lungo e con cedole basse ha duration alta; uno corto o con cedole ricche ce l’ha bassa. Da sola dice poco: la sua forma utile è la duration modificata.
Duration modificata (modified duration)
Il numero più utile per capire il rischio di un’obbligazione: dice di quanto si muove il prezzo se i tassi di mercato cambiano di un punto percentuale. Duration modificata 7 ≈ «se i tassi salgono dell’1%, il prezzo scende di circa il 7%» (e viceversa). Vale per oscillazioni piccole — sui movimenti grandi tende a esagerare — ma l’ordine di grandezza è quello. Chi tiene fino a scadenza riprende comunque 100; chi potrebbe vendere prima deve leggere questo numero prima di comprare. I nostri calcolatori (BTP, BTP Futura) lo calcolano per ogni titolo.
Rating (credit rating)
Il voto sulla capacità dell’emittente di rimborsare, dato da agenzie indipendenti (Moody’s, S&P, Fitch, Morningstar DBRS). La scala e la linea che conta — Investment Grade sopra, High Yield sotto:
Misura solo il rischio di credito: non dice nulla su rischio tasso, inflazione o liquidità. L’approfondimento (outlook, watchlist, dove trovarlo) è nella guida ai BTP.
Le parole del fisco (Italia)
Plusvalenza (capital gain)
Il guadagno che realizzi quando vendi (o ti viene rimborsato) un titolo a un prezzo superiore a quello di acquisto — commissioni comprese nel conto. Per il fisco italiano è un «reddito diverso»: sui titoli di Stato paga il 12,5% e può essere compensata con minusvalenze pregresse.
Minusvalenza (capital loss)
La perdita realizzata: vendi (o vieni rimborsato) sotto il prezzo di acquisto. Finisce nello «zainetto fiscale» e per 4 anni può ridurre le tasse su plusvalenze future — ma non compensa cedole, dividendi né guadagni degli ETF: per questo spesso scade inutilizzata. Il meccanismo completo è nella guida ai BTP.
Disaggio di emissione (issue discount)
Se un titolo viene emesso sotto 100 (es. a 99), quella differenza è «disaggio di emissione» e fiscalmente è un interesse, non una plusvalenza: paga il 12,5% ma non può compensare minusvalenze. Da non confondere col comprare sotto la pari sul mercato: quel guadagno è plusvalenza da negoziazione e le minus le compensa. Due strade per lo stesso «sconto», trattamento fiscale diverso.
