Sei emissioni collocate dal giugno 2023, quasi 98 miliardi di euro raccolti — e dal 19 ottobre altre due in corsa, con una novità assoluta: un titolo che paga tutto alla fine. Il BTP Valore è il più grande successo dei titoli di Stato «per famiglie» di sempre. Ed è anche, per fortuna, uno dei più semplici da capire — ma un paio di trappole le ha pure lui: il «2,60% all’anno» che sull’estratto conto diventa uno 0,65% a cedola, e il premio fedeltà che molti contano anche quando non spetta. Facciamo ordine, e poi i conti.
Cos’è il BTP Valore e perché esiste
Giugno 2023: dopo l’esperienza dei BTP Futura, il Tesoro lancia una nuova famiglia di titoli riservati ai piccoli risparmiatori — al collocamento non possono comprare gli istituzionali, solo persone fisiche e affini. Si sottoscrive dalla banca, dall’ufficio postale o dall’home banking, taglio minimo 1.000 €, senza commissioni di sottoscrizione (non perché non esistano: le paga il Tesoro agli intermediari, lo 0,5% del raccolto, come da FAQ ufficiali del MEF). Il prezzo di sottoscrizione è sempre 100, alla pari.
Rispetto al BTP Futura, la ricetta è stata semplificata dove faceva più male: il premio fedeltà non è più una scommessa sul PIL ma una percentuale fissa scritta nelle condizioni, e dalle emissioni successive alla prima le cedole arrivano ogni tre mesi invece che ogni sei. La famiglia retail del Tesoro oggi ha tre rami: i BTP Futura (2020-21, premio legato al PIL), i BTP Valore (dal 2023) e il BTP Più (2025, che al posto del premio ha la facoltà di rimborso anticipato a metà vita — ne parleremo in un articolo dedicato).
Due ingredienti definiscono le sei emissioni collocate dal 2023 al marzo 2026:
- cedole «step-up» — partono da un tasso e salgono a scaglioni prefissati, tutti decisi alla chiusura del collocamento;
- premio fedeltà fisso — dallo 0,5% allo 0,8% del capitale a seconda dell’emissione, riservato a chi sottoscrisse al collocamento e non ha mai venduto (la regola del «CUM», più sotto).
Le due emissioni dell’ottobre 2026 rompono lo schema: niente premio fedeltà per entrambe (e quindi niente doppio ISIN), e il nuovo Valore Insieme sostituisce le cedole trimestrali con una cedola unica a scadenza — ha una sezione tutta sua più sotto. La famiglia, insomma, non è più una ricetta sola: è una gamma di strutture di pagamento diverse, con lo stesso emittente e le stesse regole di collocamento.
Le emissioni, una per una
Eccole tutte, dalla prima all’ultima. Ognuna di queste sei emissioni ha due codici ISIN: quello che si scambia sul mercato e quello «speciale» del collocamento, che conserva il diritto al premio (le due emissioni di ottobre 2026, senza premio, hanno invece un codice unico). Una curiosità sulla numerazione: nei comunicati ufficiali il MEF conta nella famiglia anche il BTP Più, per cui l’emissione dell’ottobre 2025 è per loro la «sesta» e quella del marzo 2026 la «settima» — qui le chiamiamo per nome e scadenza, che non si prestano a equivoci.
Il nuovo Valore Insieme: il 22,25% spiegato
Il BTP Valore Insieme è la prima emissione della famiglia senza cedole periodiche: una cedola unica — minimo garantito 22,25% del nominale — pagata in un colpo solo alla scadenza, insieme al rimborso del capitale. La cedola però non «appare» alla fine: per le FAQ ufficiali MEF matura progressivamente giorno dopo giorno per tutta la vita del titolo — un dettaglio che conta molto per chi vende prima, come vedremo.
Perché il 22,25% non è un tasso annuo
La tentazione è dividere: 22,25% ÷ 5 anni = 4,45% all’anno. È il numero sbagliato: ignora il fatto che per confrontare titoli serve la crescita composta. Il conto giusto è (1 + 22,25%)1/5 − 1 ≈ 4,10% annuo composto — ed è esattamente il valore a cui il MEF dichiara l’equivalenza finanziaria tra i due titoli. Il nostro motore di calcolo, applicato al gemello trimestrale ai tassi minimi, conferma: 4,10% lordo anche lì. I due titoli partono davvero alla pari; cambia quando arrivano i soldi.
Su 10.000 € al collocamento, ai tassi minimi, gli incassi lordi anno per anno:
A scadenza entrambi rimborsano i 10.000 €. L’Insieme paga 195 € lordi in più — ma non è un regalo: è il compenso per aver rinunciato ad avere una parte dei soldi prima. Chi incassa le cedole trimestrali può spenderle o reinvestirle strada facendo; chi sceglie l’Insieme tiene tutto investito fino alla fine. È per questo che, finanziariamente, il MEF li dichiara equivalenti.
Il netto: il rinvio delle tasse vale qualche centesimo di punto
C’è una differenza vera, piccola ma misurabile (elaborazione Rebalix col motore della guida — TIR composto sui flussi datati dal godimento del 27 ottobre, sconto sugli anni effettivi con la convenzione Act/365,25 del motore —, ai tassi minimi, aliquota 12,5%, senza bollo): il trimestrale rende 3,59% netto (3,585 al terzo decimale), l’Insieme 3,62% (3,622). Il motivo è il fisco: sulle cedole trimestrali paghi il 12,5% a ogni stacco, sull’Insieme paghi tutto solo alla fine — e rinviare un’imposta è un piccolo vantaggio. In euro, senza reinvestire nulla: 1.776,25 € netti di interessi contro 1.946,88 €. Due avvertenze da pignoli: il cedolone è un reddito di capitale, quindi — come le cedole — non può essere compensato con minusvalenze pregresse; e l’equivalenza vale all’emissione, comprando a 100.
Se vendo prima, perdo gli interessi?
No — ed è il dubbio più importante, quindi citiamo la fonte: per le FAQ MEF il titolo è quotato al corso secco e nella compravendita si aggiunge il rateo della cedola maturata fino a quel giorno — chi vende non perde il maturato, chi compra glielo riconosce. Ma attenzione: il prezzo di mercato può stare sotto 100, e lì la perdita è possibile come su qualunque titolo. Anzi, un dettaglio in più: con tutti i flussi concentrati alla fine, l’Insieme ha una duration più alta del gemello trimestrale — a parità di movimento dei tassi, il suo prezzo oscilla di più. I numeri esatti arriveranno nel calcolatore con l’adattamento alla cedola unica.
In sintesi, cosa cambia davvero tra i due — senza classifiche:
- Disponibilità del denaro: il trimestrale versa qualcosa ogni tre mesi; l’Insieme concentra tutto alla fine.
- Reinvestimento: chi riceve cedole deve decidere dove metterle e a quali condizioni; l’Insieme non ha flussi intermedi da gestire.
- Fiscalità nel tempo: il rinvio dell’imposta dà all’Insieme un piccolo vantaggio sul netto (i numeri qui sopra).
- Oscillazioni del prezzo: flussi tutti alla fine = duration più alta = prezzo più sensibile ai tassi, se vendi prima della scadenza.
Quale dei due sia adatto a te non lo diciamo noi. La scelta riguarda soprattutto quando vuoi ricevere il denaro — ma non solo: pesano anche le tre differenze reali viste qui sopra, cioè il piccolo vantaggio fiscale dell’Insieme sul netto, l’onere (o la libertà) di reinvestire le cedole, e le oscillazioni maggiori dell’Insieme se si vende prima della scadenza. All’emissione, a parità di rendimento lordo, questo è il quadro completo.
Le cedole: già tutte scritte (e la trappola del trimestre)
«Step-up» significa che la cedola sale a gradini nel tempo, a date e percentuali fissate una volta per tutte alla chiusura del collocamento. Come per il Futura, va detto chiaro: le cedole future non sono incerte. Ogni euro da qui alla scadenza è già scritto — l’unica differenza rispetto a un BTP a tasso fisso è che l’importo cresce secondo una tabella nota. Il calcolatore più sotto te le mostra tutte, data per data.
Il «2,60% all’anno» che diventa 0,65% a cedola
La trappola più frequente è aritmetica, non finanziaria. Per i titoli con cedole periodiche i tassi comunicati dal Tesoro sono annui, ma dalla seconda emissione in poi le cedole si pagano ogni trimestre (l’Insieme fa storia a sé: la sua cedola è unica, a scadenza): l’importo di ogni singola cedola è il tasso annuo diviso quattro. Un BTP Valore al «2,60%» su 10.000 € versa quindi 65 € lordi a trimestre (circa 57 netti), non 260 in un colpo solo. Sono comunque 260 € l’anno — solo distribuiti in quattro rate. Chi controlla l’estratto conto dopo il primo stacco e trova «meno del promesso» quasi sempre sta inciampando qui.
Durante il collocamento i tassi annunciati sono minimi garantiti (dopo, non si toccano più)
Attenzione al perimetro, perché qui è facile fraintendere: questo meccanismo vale solo nella settimana del collocamento. Funziona così: qualche giorno prima del via, il Tesoro annuncia una serie di tassi che è un minimo garantito; alla chiusura fissa i tassi definitivi, che possono solo confermare quei minimi o rivederli al rialzo — mai abbassarli. Finora è successo una volta: il BTP Valore Mar 2032 (marzo 2026) fu annunciato a 2,50/2,80/3,50 e chiuso a 2,60/3,20/3,80.
Una volta chiuso il collocamento, i tassi definitivi sono scolpiti per sempre: se stai leggendo questa guida a emissioni già chiuse — cioè quasi sempre — i gradini che vedi in tabella sono quelli e non cambieranno mai, né in su né in giù. Il «possono solo salire» riguarda chi partecipa a un collocamento in corso: se in quei giorni trovi in rete conti fatti coi tassi minimi, sappi che il rendimento vero potrà solo confermarli o superarli.
Il premio fedeltà: fisso, noto, ma non per tutti
Prima il perimetro, perché da ottobre 2026 serve: il premio riguarda le sei emissioni collocate dal 2023 al marzo 2026. Le due emissioni di ottobre 2026 non lo prevedono affatto — le FAQ ufficiali sono nette: «non sarà corrisposto un premio finale extra». Per le sei che ce l’hanno, il BTP Valore è più onesto del cugino Futura: il premio è una percentuale fissa del capitale, scritta nelle condizioni di emissione — 0,5% per le prime due, 0,7% per la terza, 0,8% per le ultime tre. Niente PIL, niente forchette, niente attese di comunicati: su 10.000 € di nominale, lo 0,8% sono 80 € lordi (70 netti, perché anche il premio è tassato al 12,5%), pagati in un’unica soluzione insieme all’ultimo rimborso.
Vale la pena di dimensionarlo: distribuito sui 6 anni di vita di un’emissione recente, lo 0,8% vale circa un decimo di punto percentuale all’anno di rendimento in più. Non è zero, ma non è nemmeno il motivo per cui scegliere o non scegliere il titolo — ed è il motivo per cui il calcolatore te lo mostra sia incluso sia escluso.
La condizione, però, è tutto: il premio spetta solo a chi ha sottoscritto al collocamento e non ha mai venduto. Che è esattamente la sezione che segue.
La trappola del CUM: comprare, vendere, ereditare
Anche qui, perimetro: il doppio codice esiste solo dove esiste il premio — cioè nelle sei emissioni fino al marzo 2026. Le due di ottobre 2026, senza premio, hanno un ISIN solo e niente CUM: questa sezione non le riguarda. Per tutte le altre, il meccanismo è lo stesso dei Futura, e resta il punto più frainteso. A ogni emissione vengono assegnati due codici ISIN: quello «speciale» (il CUM) va a chi sottoscrive al collocamento e incorpora il diritto al premio; quello ordinario è il codice che circola sul mercato. Chi vende — anche solo in parte — vede la parte venduta convertita d’ufficio nel codice ordinario, e il diritto al premio su quella parte sparisce per sempre. Le FAQ ufficiali del MEF sono esplicite. Ne seguono tre regole pratiche:
- chi compra un BTP Valore oggi sul MOT compra il codice ordinario → nessun premio, nemmeno tenendolo fino a scadenza: nel valutare l’acquisto contano solo cedole e rimborso;
- chi lo ha dal collocamento e vende perde il diritto sulla parte venduta (ricomprare non lo ripristina); il resto della posizione resta sul codice speciale e matura il premio pro-quota;
- per vendere un titolo sottoscritto al collocamento c’è un passaggio in più: nel tuo dossier il titolo sta sul codice speciale, ma sul mercato si scambia solo quello ordinario — quindi prima della vendita il titolo va convertito nel codice ordinario. La conversione è gratuita e in teoria la fa la banca da sola quando inserisci l’ordine; in pratica alcune banche vogliono che tu la chieda esplicitamente. Se l’home banking ti rifiuta l’ordine di vendita, quasi sempre il problema è tutto qui: chiama la banca e chiedi il «cambio ISIN».
Eredità sì, donazione no
Due casi opposti, entrambi neri su bianco nelle FAQ MEF. Con la successione gli eredi che ricevono il titolo sottoscritto dal defunto mantengono il diritto al premio, purché lo tengano fino a scadenza. La donazione, invece, è equiparata a una vendita: il donatario il premio non lo riceve. Anche il prestito titoli fa perdere il diritto. Il caso concreto sono i programmi di «portafoglio remunerato», con cui alcuni intermediari ti pagano un piccolo interesse per prestare i tuoi titoli: va detto, per onestà, che diversi broker escludono dal paniere proprio i titoli di Stato con codice CUM — precisamente per non interrompere il diritto al premio. Ma non è una regola universale: se hai BTP Valore dal collocamento e un programma del genere, controlla nel regolamento del tuo intermediario quali titoli entrano nel paniere. E sui conti cointestati: il premio sopravvive ai trasferimenti tra depositi purché a scadenza risulti intestatario almeno uno dei titolari originari.
Un accorgimento pratico per gli eredi: al momento della voltura del dossier titoli, verificate che la posizione resti sul codice ISIN del collocamento. Il diritto al premio vive in quel codice: se dopo il trasferimento in dossier compare l’ISIN ordinario, chiedete subito la rettifica all’intermediario, FAQ MEF alla mano — a scadenza farà fede il codice, non le buone intenzioni.
Comprarlo oggi sul mercato
Chiuso il collocamento, ogni BTP Valore vive sul MOT come un BTP qualsiasi: si compra e si vende ai prezzi di mercato, lotto minimo 1.000 €. A differenza dei Futura — emessi a tassi zero e oggi ben sotto la pari — i Valore sono nati con cedole già in linea coi tassi attuali e con scadenze più corte: i prezzi si muovono attorno alla pari, qualche punto sopra o sotto a seconda dell’emissione e del momento. La regola generale resta quella della guida ai BTP: se il prezzo è sotto 100 una parte del rendimento arriva dal rimborso, se è sopra 100 le cedole «restituiscono» il sovrapprezzo strada facendo.
La scadenza più vicina ha una duration minima e prezzi quasi fermi; le più lunghe (2032) oscillano di più, ma sempre molto meno di un Futura 2037: con cedole più ricche e vita più corta, la sensibilità ai tassi è una frazione. Il numero esatto — emissione per emissione, al prezzo di oggi — te lo dà il calcolatore alla voce duration modificata.
Un’ultima considerazione sull’orizzonte: queste sono scadenze da 4-7 anni, e il prezzo lungo la strada oscilla. Chi cerca un posto per liquidità che servirà tra pochi mesi sta guardando una categoria diversa di strumenti — quelli a durata quasi zero, di cui parliamo nella guida agli ETF monetari. Quale strumento sia adatto a te non lo diciamo noi: qui segnaliamo solo che orizzonte e durata del titolo andrebbero guardati insieme.
Provalo tu: quanto rende davvero
Scegli l’emissione e metti il prezzo che vedi dal tuo broker (il corso secco quotato sul MOT; virgola o punto, come preferisci) — o un livello ipotetico, se vuoi fare esperimenti: il resto si calcola da solo, con i flussi esatti e datati del titolo. Ottieni:
- il rendimento lordo annuo a scadenza (il TIR);
- il rendimento netto, con la tassazione agevolata del 12,5% dei titoli di Stato;
- il rendimento reale, al netto dell’inflazione del tuo Paese — l’inflazione la scegli tu: è un’ipotesi tua, non una nostra previsione;
- la duration modificata (quanto è sensibile il prezzo ai tassi);
- il rateo alla data di regolamento e l’esborso effettivo;
- il calendario completo delle cedole — passate e future, col premio alla sua data — scaricabile in Excel o PDF;
- la storia reale dal collocamento: chiusure mensili vere del MOT, montante con le cedole incassate e confronto con l’inflazione del tuo Paese.
Nelle opzioni avanzate trovi anche commissioni d’acquisto e imposta di bollo (lo 0,2% annuo, pre-compilato per l’Italia: il «nettissimo» è già a portata di clic). E se non sei residente fiscalmente in Italia: scegli il tuo Paese nel selettore — inflazione e valuta si adattano da sole, e imposti tu le tue aliquote su cedole e plusvalenze, che fuori dall’Italia possono essere diverse tra loro.
E se hai sottoscritto al collocamento una delle sei emissioni con premio (fino al marzo 2026), spunta la casella «CUM»: il calcolo si sposta sul tuo titolo — prezzo 100, premio incluso — e ti mostra quanto hai già incassato e cosa manca all’appello.
Una nota sulla precisione: i risultati usano le convenzioni reali del mercato (rateo giornaliero del periodo in corso, regolamento a data valuta, sconto composto sui giorni effettivi) e il motore è lo stesso, verificato contro le schede di calcolo del circuito bancario, della nostra guida ai BTP Futura. Non un’approssimazione da manuale: gli stessi numeri che ti mostrerebbe la banca.
Come leggere i risultati
Il TIR (rendimento a scadenza) è il rendimento implicito nei flussi del titolo: mette insieme le cedole — ognuna col suo importo, visto che crescono — e la differenza tra il prezzo che paghi e il rimborso a 100, e ne ricava un unico tasso annuo. È l’unico metro onesto per confrontare titoli con cedole diverse, ma non è una promessa di rendimento realizzato: il montante che ti troverai in mano alla fine dipende anche da dove reinvestirai le cedole via via incassate — il TIR in sé si calcola dai soli flussi datati, senza alcuna ipotesi di reinvestimento; è per ritrovarti a scadenza con una crescita composta pari al TIR che le cedole incassate devono rendere quel tasso. Lo stesso limite del dato che ti mostra il broker.
Se preferisci i soldoni al tasso: l’export Excel del calcolatore ha una colonna «cumulato» che somma, euro su euro, tutto ciò che entra ed esce fino alla scadenza — quanto hai versato, quanto ti torna, senza ipotesi di reinvestimento. È il «conto della serva» (cit.), ed è spesso il modo più concreto di capire un’obbligazione.
Il netto applica il 12,5% a cedole, premio ed eventuale guadagno in conto capitale. Il reale risponde alla domanda che conta: «quanto ci guadagno in potere d’acquisto?» — e dipende dall’inflazione futura, che nessuno conosce: per questo il campo lo imposti tu.
La duration modificata merita due righe in più, perché è il numero che molti scoprono solo a danno fatto. Dice, in prima approssimazione, di quanto si muove il prezzo per ogni punto percentuale di variazione dei tassi di mercato — in entrambe le direzioni. Un esempio con duration 5: tassi su di un punto → prezzo giù del 5% circa (su 10.000 €, cinquecento euro sulla carta); tassi giù di un punto → prezzo su di altrettanto. Su movimenti grandi la stima lineare è approssimata, ma l’ordine di grandezza è quello. Due precisazioni oneste: primo, il mercato si muove sulle attese — i prezzi incorporano tagli e rialzi prima che le banche centrali li facciano davvero, quindi quando «la BCE taglia» il prezzo spesso si è già mosso da settimane; secondo, tutto questo riguarda solo chi potrebbe vendere prima — chi tiene fino a scadenza riprende 100 comunque, qualunque cosa facciano i tassi nel frattempo. Il rateo, infine: comprando tra due stacchi anticipi al venditore la parte di cedola già maturata, che riprendi al primo stacco — con le cedole trimestrali è sempre piccolo. La teoria completa di tutti questi numeri è nella guida ai BTP.
Il confronto: BTP a tasso fisso e fratelli step-up
La domanda naturale: «e rispetto a un BTP normale di pari scadenza?». È un confronto che si può fare in modo esatto, perché da entrambe le parti i flussi sono tutti noti — un tasso fisso è solo uno step-up a un gradino. Lo strumento qui sotto mette in colonna un Futura, un Valore (o Più) e un BTP a tasso fisso a tua scelta per ISIN: stesso motore, stessa inflazione, stessa aliquota, premi fedeltà esclusi perché chi compra oggi sul mercato non ne avrebbe diritto su nessuno dei tre.
Un esperimento istruttivo: al collocamento il Tesoro ha storicamente offerto ai Valore un rendimento leggermente più generoso del BTP a tasso fisso di pari scadenza — è il «grazie» al retail, oltre che una bella figura politica. Sul mercato secondario quel vantaggio tende a riassorbirsi nel prezzo: il confronto qui sopra te lo mostra coi numeri di oggi, TIR contro TIR. E i confronti che non trovi? Con CCT e BTP Italia non si può essere onesti: le loro cedole future dipendono da tassi e inflazione che non esistono ancora — preferiamo nessun numero a un numero inventato.
Come funziona un collocamento (per la prossima emissione)
Il BTP Valore non si emette con l’asta ma direttamente sulla piattaforma MOT, in un periodo di collocamento che dura di regola cinque giornate di borsa. Le regole utili da sapere, tutte dalle FAQ e dai comunicati MEF:
- prezzo fisso a 100 per tutti, dal primo all’ultimo giorno: non c’è fretta di «prendere il prezzo buono»;
- niente tetto: ogni richiesta è sempre soddisfatta per intero — non serve il corri corri del primo minuto;
- il Tesoro può chiudere in anticipo (mai successo finora, ma previsto), dandone ampia comunicazione: chi vuole la certezza assoluta compra nei primi tre giorni;
- i tassi definitivi si fissano alla chiusura: possono solo confermare o alzare i minimi garantiti annunciati prima;
- gli interessi maturano dalla data di godimento (qualche giorno dopo la fine del collocamento), non dal giorno dell’ordine — e le schede MEF fanno coincidere apposta regolamento e godimento, così chi compra non versa dietimi. Quando la somma venga bloccata o addebitata dipende dalle modalità del tuo intermediario; il dato certo è che prima del godimento il titolo non matura un centesimo: pagare il primo giorno non «compra» cedole in più;
- possono aderire solo risparmiatori individuali: gli istituzionali entrano solo dopo, sul secondario, e senza premio.
Quando il Tesoro annuncerà la prossima emissione, questa pagina la accoglierà in tabella e nel calcolatore appena i tassi definitivi saranno ufficiali — in automatico se la struttura è quella consueta a cedole periodiche, dopo l’adattamento del motore se è nuova, come la cedola unica dell’Insieme.
I rischi, in chiaro
Nessun investimento è senza rischi, e un titolo «semplice» non fa eccezione: conoscerli prima è l’unico modo di decidere con la testa. Per un BTP Valore sono questi:
- Rischio tassi (prezzo). Se i tassi di mercato salgono, il prezzo del titolo scende — e viceversa. Riguarda solo chi potrebbe vendere prima della scadenza: la misura è la duration modificata spiegata sopra, e sui Valore è contenuta (scadenze corte, cedole in linea coi tassi d’emissione).
- Rischio inflazione. Le cedole sono fisse: se l’inflazione sale più del previsto, il rendimento reale si assottiglia o diventa negativo. È il rischio più sottovalutato perché non si vede sull’estratto conto — il campo «inflazione attesa» del calcolatore serve esattamente a guardarlo in faccia.
- Rischio emittente (e spread). Il debitore è la Repubblica Italiana: il rimborso a 100 vale finché lo Stato onora il suo debito. Un default è un evento remoto ma non teorico, e ben prima del default c’è lo spread: nei momenti di sfiducia sul debito italiano (2011 docet) i prezzi dei titoli scendono anche a tassi BCE fermi. Chi tiene fino a scadenza attraversa la tempesta sulla carta; chi deve vendere nel mezzo la paga. E una precisazione che quasi nessuno fa: dal 2013 i titoli di Stato dell’area euro con scadenza sopra l’anno — BTP Valore inclusi — incorporano le clausole di azione collettiva (CACs): in un’ipotetica ristrutturazione del debito, una maggioranza qualificata di obbligazionisti può approvare modifiche alle condizioni del titolo (scadenze, cedole, capitale) vincolanti anche per chi vota contro. Essere un titolo «per famiglie» non dà nessuna protezione speciale.
- Rischio liquidità. Sono titoli nati solo retail: sul MOT scambiano meno di un BTP ordinario e il divario denaro-lettera può essere più largo. Regola pratica: ordini sempre con limite di prezzo, mai «al mercato».
- Rischio di cambio (solo se ragioni in un’altra valuta). Il titolo è in euro: per un residente svizzero o britannico il risultato finale dipende anche dal cambio, che può pesare più delle cedole. Il calcolatore lo segnala quando scegli un Paese non-euro.
Elencarli non è pessimismo: è il pezzo di informazione che serve per decidere. E la cautela sulla diversificazione vale doppio qui — su un singolo emittente, per quanto sovrano, non si concentra tutto.
Le tasse (e l’ISEE)
Da titolo di Stato, il BTP Valore gode del regime agevolato: 12,5% (anziché 26%) su cedole, premio fedeltà ed eventuali plusvalenze, più il bollo dello 0,2% annuo sul deposito titoli. Un dettaglio spesso ignorato: cedole e premio sono redditi di capitale — le eventuali minusvalenze pregresse nello zainetto fiscale non possono compensarli. La plusvalenza da prezzo (comprare sotto 100 e incassare 100), invece, è un «reddito diverso» e le minusvalenze le compensa. Il quadro completo è nella guida ai BTP.
Due esenzioni completano il quadro. La prima: come tutti i titoli di Stato, il BTP Valore è esente dall’imposta di successione — e ricorda che con la successione si trasmette anche il diritto al premio. La seconda riguarda l’ISEE: dal 2024 la legge esclude dal calcolo i titoli di Stato (insieme ai buoni postali) fino a 50.000 € per nucleo familiare; l’attuazione è arrivata coi decreti del 2025. Per situazioni specifiche — soglie, decorrenze, casi particolari — verifica con CAF o commercialista: qui segnaliamo che la regola esiste, non sostituiamo chi la applica.
Domande frequenti
Le cedole future del BTP Valore sono certe?
Sì, tutte: percentuali e date di ogni cedola fino alla scadenza sono fissate alla chiusura del collocamento e non cambiano mai — vale anche per la cedola unica del Valore Insieme. E il premio fedeltà, nelle emissioni che lo prevedono (le sei fino al marzo 2026), è una percentuale fissa nota dal primo giorno.
Perché la cedola sull’estratto conto è più piccola del tasso promesso?
Perché il tasso è annuo e le cedole (dalla seconda emissione in poi, Insieme escluso: lì la cedola è unica, a scadenza) sono trimestrali: ogni stacco vale un quarto del tasso annuo. Il «2,60%» su 10.000 € sono 65 € lordi a trimestre — 260 € l’anno, come promesso, in quattro rate.
Se compro un BTP Valore oggi, avrò il premio fedeltà?
No. Il premio vive sul codice ISIN «speciale» del collocamento, che sul mercato non esiste: chi compra sul MOT compra il codice ordinario, senza premio, anche tenendolo fino a scadenza. Nel valutare un acquisto di oggi contano solo cedole e rimborso. E le due emissioni dell’ottobre 2026 un premio non ce l’hanno proprio, per nessuno.
Se vendo solo una parte, perdo tutto il premio?
No: per le emissioni che prevedono il premio, la conversione al codice ordinario riguarda solo la quantità venduta. Il resto rimane sul codice del collocamento e matura il premio pro-quota.
E in caso di eredità o donazione?
Sono due casi opposti (FAQ ufficiali MEF), per le emissioni che prevedono il premio: con la successione gli eredi mantengono il diritto al premio, purché tengano il titolo fino a scadenza; la donazione è equiparata a una vendita e il premio si perde. In entrambi i casi resta l’esenzione dall’imposta di successione.
Cosa succede se vendo prima della scadenza?
Vendi al prezzo di mercato del momento, che può essere sopra o sotto quello che hai pagato: la certezza del rimborso a 100 vale solo a scadenza, e una vendita in perdita può mangiarsi le cedole incassate fino a quel momento. Se poi il titolo era in dossier dal collocamento di un’emissione con premio, la vendita fa perdere per sempre il diritto al premio sulla parte venduta.
Perché non riesco a vendere il mio BTP Valore dall’home banking?
Quasi sempre perché — nelle emissioni con doppio codice, le sei fino al marzo 2026 — la posizione è ancora sul codice ISIN del collocamento: la vendita passa per la conversione (gratuita) al codice ordinario. È prevista d’ufficio, ma alcuni intermediari chiedono di richiederla esplicitamente prima di accettare l’ordine.
Il BTP Valore è indicizzato all’inflazione?
No: gli importi sono prestabiliti all’emissione e non indicizzati all’inflazione — cedole fisse e crescenti nelle emissioni step-up, cedola unica a scadenza nell’Insieme. Il titolo indicizzato all’inflazione italiana è il BTP Italia — un’altra cosa. Se l’inflazione sale, gli importi del Valore restano quelli: il calcolatore ti mostra l’effetto sul rendimento reale.
Conviene comprare al collocamento o sul mercato?
Non è una domanda a cui rispondiamo noi — dipende da obiettivi, orizzonte e portafoglio. I fatti: al collocamento paghi 100 senza commissioni e, nelle emissioni che lo prevedono (non le due di ottobre 2026), hai il premio; sul mercato paghi il prezzo del momento (che può essere sopra o sotto 100) e il premio comunque non c’è. Il metro onesto per il confronto è il TIR netto sui flussi reali — ed è quello che il calcolatore ti dà nei due scenari.
Il 22,25% del Valore Insieme è un rendimento annuo?
No: è la cedola complessiva minima dei cinque anni, pagata tutta a scadenza. In termini annui composti equivale a circa il 4,10% lordo — lo stesso ordine di grandezza del gemello trimestrale, come dichiara il MEF e come conferma il nostro motore. Dividere 22,25 per 5 (= 4,45%) dà un numero non confrontabile col rendimento degli altri titoli: la spiegazione completa è qui.
Se vendo il Valore Insieme prima della scadenza, perdo gli interessi maturati?
No: per le FAQ ufficiali MEF la cedola unica matura giorno per giorno, il titolo è quotato al corso secco e chi compra riconosce al venditore il rateo maturato fino a quel momento. Quello che può generare una perdita è il prezzo, che sul mercato può stare sotto 100 — e con tutti i flussi a scadenza l’Insieme oscilla più del gemello trimestrale.
Che tasse si pagano su un BTP Valore?
Il 12,5% su cedole, premio fedeltà e plusvalenze (aliquota agevolata dei titoli di Stato), più il bollo dello 0,2% annuo. È esente dall’imposta di successione, e fino a 50.000 € per nucleo non entra nel calcolo dell’ISEE.
