Sei emissioni dal giugno 2023, quasi 98 miliardi di euro raccolti: il BTP Valore è il più grande successo dei titoli di Stato «per famiglie» di sempre. Ed è anche, per fortuna, uno dei più semplici da capire — ma un paio di trappole le ha pure lui: il «2,60% all’anno» che sull’estratto conto diventa uno 0,65% a cedola, e il premio fedeltà che molti contano anche quando non spetta. Facciamo ordine, e poi i conti.
Cos’è il BTP Valore e perché esiste
Giugno 2023: dopo l’esperienza dei BTP Futura, il Tesoro lancia una nuova famiglia di titoli riservati ai piccoli risparmiatori — al collocamento non possono comprare gli istituzionali, solo persone fisiche e affini. Si sottoscrive dalla banca, dall’ufficio postale o dall’home banking, taglio minimo 1.000 €, senza commissioni di sottoscrizione (non perché non esistano: le paga il Tesoro agli intermediari, lo 0,5% del raccolto, come da FAQ ufficiali del MEF). Il prezzo di sottoscrizione è sempre 100, alla pari.
Rispetto al BTP Futura, la ricetta è stata semplificata dove faceva più male: il premio fedeltà non è più una scommessa sul PIL ma una percentuale fissa scritta nelle condizioni, e dalle emissioni successive alla prima le cedole arrivano ogni tre mesi invece che ogni sei. La famiglia retail del Tesoro oggi ha tre rami: i BTP Futura (2020-21, premio legato al PIL), i BTP Valore (dal 2023) e il BTP Più (2025, che al posto del premio ha la facoltà di rimborso anticipato a metà vita — ne parleremo in un articolo dedicato).
Due ingredienti definiscono ogni BTP Valore:
- cedole «step-up» — partono da un tasso e salgono a scaglioni prefissati, tutti decisi alla chiusura del collocamento;
- premio fedeltà fisso — dallo 0,5% allo 0,8% del capitale a seconda dell’emissione, riservato a chi sottoscrisse al collocamento e non ha mai venduto (la regola del «CUM», più sotto).
Le sei emissioni, una per una
Eccole tutte, dalla prima all’ultima. Ogni titolo ha due codici ISIN: quello che si scambia sul mercato e quello «speciale» del collocamento, che conserva il diritto al premio. Una curiosità sulla numerazione: nei comunicati ufficiali il MEF conta nella famiglia anche il BTP Più, per cui l’emissione dell’ottobre 2025 è per loro la «sesta» e quella del marzo 2026 la «settima» — qui le chiamiamo per nome e scadenza, che non si prestano a equivoci.
Le cedole: già tutte scritte (e la trappola del trimestre)
«Step-up» significa che la cedola sale a gradini nel tempo, a date e percentuali fissate una volta per tutte alla chiusura del collocamento. Come per il Futura, va detto chiaro: le cedole future non sono incerte. Ogni euro da qui alla scadenza è già scritto — l’unica differenza rispetto a un BTP a tasso fisso è che l’importo cresce secondo una tabella nota. Il calcolatore più sotto te le mostra tutte, data per data.
Il «2,60% all’anno» che diventa 0,65% a cedola
La trappola più frequente è aritmetica, non finanziaria. I tassi comunicati dal Tesoro sono annui, ma dalle emissioni successive alla prima le cedole si pagano ogni trimestre: l’importo di ogni singola cedola è il tasso annuo diviso quattro. Un BTP Valore al «2,60%» su 10.000 € versa quindi 65 € lordi a trimestre (circa 57 netti), non 260 in un colpo solo. Sono comunque 260 € l’anno — solo distribuiti in quattro rate. Chi controlla l’estratto conto dopo il primo stacco e trova «meno del promesso» quasi sempre sta inciampando qui.
Durante il collocamento i tassi annunciati sono minimi garantiti (dopo, non si toccano più)
Attenzione al perimetro, perché qui è facile fraintendere: questo meccanismo vale solo nella settimana del collocamento. Funziona così: qualche giorno prima del via, il Tesoro annuncia una serie di tassi che è un minimo garantito; alla chiusura fissa i tassi definitivi, che possono solo confermare quei minimi o rivederli al rialzo — mai abbassarli. Finora è successo una volta: il BTP Valore Mar 2032 (marzo 2026) fu annunciato a 2,50/2,80/3,50 e chiuso a 2,60/3,20/3,80.
Una volta chiuso il collocamento, i tassi definitivi sono scolpiti per sempre: se stai leggendo questa guida a emissioni già chiuse — cioè quasi sempre — i gradini che vedi in tabella sono quelli e non cambieranno mai, né in su né in giù. Il «possono solo salire» riguarda chi partecipa a un collocamento in corso: se in quei giorni trovi in rete conti fatti coi tassi minimi, sappi che il rendimento vero potrà solo confermarli o superarli.
Il premio fedeltà: fisso, noto, ma non per tutti
Qui il BTP Valore è più onesto del cugino Futura: il premio è una percentuale fissa del capitale, scritta nelle condizioni di emissione — 0,5% per le prime due, 0,7% per la terza, 0,8% per le ultime tre. Niente PIL, niente forchette, niente attese di comunicati: su 10.000 € di nominale, lo 0,8% sono 80 € lordi (70 netti, perché anche il premio è tassato al 12,5%), pagati in un’unica soluzione insieme all’ultimo rimborso.
Vale la pena di dimensionarlo: distribuito sui 6 anni di vita di un’emissione recente, lo 0,8% vale circa un decimo di punto percentuale all’anno di rendimento in più. Non è zero, ma non è nemmeno il motivo per cui scegliere o non scegliere il titolo — ed è il motivo per cui il calcolatore te lo mostra sia incluso sia escluso.
La condizione, però, è tutto: il premio spetta solo a chi ha sottoscritto al collocamento e non ha mai venduto. Che è esattamente la sezione che segue.
La trappola del CUM: comprare, vendere, ereditare
Il meccanismo è lo stesso dei Futura, e resta il punto più frainteso. A ogni emissione vengono assegnati due codici ISIN: quello «speciale» (il CUM) va a chi sottoscrive al collocamento e incorpora il diritto al premio; quello ordinario è il codice che circola sul mercato. Chi vende — anche solo in parte — vede la parte venduta convertita d’ufficio nel codice ordinario, e il diritto al premio su quella parte sparisce per sempre. Le FAQ ufficiali del MEF sono esplicite. Ne seguono tre regole pratiche:
- chi compra un BTP Valore oggi sul MOT compra il codice ordinario → nessun premio, nemmeno tenendolo fino a scadenza: nel valutare l’acquisto contano solo cedole e rimborso;
- chi lo ha dal collocamento e vende perde il diritto sulla parte venduta (ricomprare non lo ripristina); il resto della posizione resta sul codice speciale e matura il premio pro-quota;
- per vendere un titolo sottoscritto al collocamento c’è un passaggio in più: nel tuo dossier il titolo sta sul codice speciale, ma sul mercato si scambia solo quello ordinario — quindi prima della vendita il titolo va convertito nel codice ordinario. La conversione è gratuita e in teoria la fa la banca da sola quando inserisci l’ordine; in pratica alcune banche vogliono che tu la chieda esplicitamente. Se l’home banking ti rifiuta l’ordine di vendita, quasi sempre il problema è tutto qui: chiama la banca e chiedi il «cambio ISIN».
Eredità sì, donazione no
Due casi opposti, entrambi neri su bianco nelle FAQ MEF. Con la successione gli eredi che ricevono il titolo sottoscritto dal defunto mantengono il diritto al premio, purché lo tengano fino a scadenza. La donazione, invece, è equiparata a una vendita: il donatario il premio non lo riceve. Anche il prestito titoli fa perdere il diritto. Il caso concreto sono i programmi di «portafoglio remunerato», con cui alcuni intermediari ti pagano un piccolo interesse per prestare i tuoi titoli: va detto, per onestà, che diversi broker escludono dal paniere proprio i titoli di Stato con codice CUM — precisamente per non interrompere il diritto al premio. Ma non è una regola universale: se hai BTP Valore dal collocamento e un programma del genere, controlla nel regolamento del tuo intermediario quali titoli entrano nel paniere. E sui conti cointestati: il premio sopravvive ai trasferimenti tra depositi purché a scadenza risulti intestatario almeno uno dei titolari originari.
Un accorgimento pratico per gli eredi: al momento della voltura del dossier titoli, verificate che la posizione resti sul codice ISIN del collocamento. Il diritto al premio vive in quel codice: se dopo il trasferimento in dossier compare l’ISIN ordinario, chiedete subito la rettifica all’intermediario, FAQ MEF alla mano — a scadenza farà fede il codice, non le buone intenzioni.
Comprarlo oggi sul mercato
Chiuso il collocamento, ogni BTP Valore vive sul MOT come un BTP qualsiasi: si compra e si vende ai prezzi di mercato, lotto minimo 1.000 €. A differenza dei Futura — emessi a tassi zero e oggi ben sotto la pari — i Valore sono nati con cedole già in linea coi tassi attuali e con scadenze più corte: i prezzi si muovono attorno alla pari, qualche punto sopra o sotto a seconda dell’emissione e del momento. La regola generale resta quella della guida ai BTP: se il prezzo è sotto 100 una parte del rendimento arriva dal rimborso, se è sopra 100 le cedole «restituiscono» il sovrapprezzo strada facendo.
La scadenza più vicina ha una duration minima e prezzi quasi fermi; le più lunghe (2032) oscillano di più, ma sempre molto meno di un Futura 2037: con cedole più ricche e vita più corta, la sensibilità ai tassi è una frazione. Il numero esatto — emissione per emissione, al prezzo di oggi — te lo dà il calcolatore alla voce duration modificata.
Un’ultima considerazione sull’orizzonte: queste sono scadenze da 4-7 anni, e il prezzo lungo la strada oscilla. Chi cerca un posto per liquidità che servirà tra pochi mesi sta guardando una categoria diversa di strumenti — quelli a durata quasi zero, di cui parliamo nella guida agli ETF monetari. Quale strumento sia adatto a te non lo diciamo noi: qui segnaliamo solo che orizzonte e durata del titolo andrebbero guardati insieme.
Provalo tu: quanto rende davvero
Scegli l’emissione e guarda: il prezzo è già compilato con l’ultimo dato della Borsa di Milano, con la data accanto — se il tuo broker ti mostra un prezzo diverso, o vuoi provare un livello ipotetico, cambialo pure (virgola o punto, come preferisci): il resto si ricalcola da solo, con i flussi esatti e datati del titolo. Ottieni:
- il rendimento lordo annuo a scadenza (il TIR);
- il rendimento netto, con la tassazione agevolata del 12,5% dei titoli di Stato;
- il rendimento reale, al netto dell’inflazione del tuo Paese — l’inflazione la scegli tu: è un’ipotesi tua, non una nostra previsione;
- la duration modificata (quanto è sensibile il prezzo ai tassi);
- il rateo alla data di regolamento e l’esborso effettivo;
- il calendario completo delle cedole — passate e future, col premio alla sua data — scaricabile in Excel o PDF;
- la storia reale dal collocamento: chiusure mensili vere (fonte: Borsa di Milano), montante con le cedole incassate e confronto con l’inflazione del tuo Paese.
Nelle opzioni avanzate trovi anche commissioni d’acquisto e imposta di bollo (lo 0,2% annuo, pre-compilato per l’Italia: il «nettissimo» è già a portata di clic). E se non sei residente fiscalmente in Italia: scegli il tuo Paese nel selettore — inflazione e valuta si adattano da sole, e imposti tu le tue aliquote su cedole e plusvalenze, che fuori dall’Italia possono essere diverse tra loro.
E se hai sottoscritto al collocamento, spunta la casella «CUM»: il calcolo si sposta sul tuo titolo — prezzo 100, premio incluso — e ti mostra quanto hai già incassato e cosa manca all’appello.
Una nota sulla precisione: i risultati usano le convenzioni reali del mercato (rateo giornaliero del periodo in corso, regolamento a data valuta, sconto composto sui giorni effettivi) e il motore è lo stesso, verificato contro le schede di calcolo del circuito bancario, della nostra guida ai BTP Futura. Non un’approssimazione da manuale: gli stessi numeri che ti mostrerebbe la banca.
Come leggere i risultati
Il TIR (rendimento a scadenza) è il rendimento implicito nei flussi del titolo: mette insieme le cedole — ognuna col suo importo, visto che crescono — e la differenza tra il prezzo che paghi e il rimborso a 100, e ne ricava un unico tasso annuo. È l’unico metro onesto per confrontare titoli con cedole diverse, ma non è una promessa di rendimento realizzato: il montante che ti troverai in mano alla fine dipende anche da dove reinvestirai le cedole via via incassate (l’ipotesi implicita del TIR è che rendano quanto il TIR stesso) — lo stesso limite del dato che ti mostra il broker.
Se preferisci i soldoni al tasso: l’export Excel del calcolatore ha una colonna «cumulato» che somma, euro su euro, tutto ciò che entra ed esce fino alla scadenza — quanto hai versato, quanto ti torna, senza ipotesi di reinvestimento. È il «conto della serva» (cit.), ed è spesso il modo più concreto di capire un’obbligazione.
Il netto applica il 12,5% a cedole, premio ed eventuale guadagno in conto capitale. Il reale risponde alla domanda che conta: «quanto ci guadagno in potere d’acquisto?» — e dipende dall’inflazione futura, che nessuno conosce: per questo il campo lo imposti tu.
La duration modificata merita due righe in più, perché è il numero che molti scoprono solo a danno fatto. Dice, in prima approssimazione, di quanto si muove il prezzo per ogni punto percentuale di variazione dei tassi di mercato — in entrambe le direzioni. Un esempio con duration 5: tassi su di un punto → prezzo giù del 5% circa (su 10.000 €, cinquecento euro sulla carta); tassi giù di un punto → prezzo su di altrettanto. Su movimenti grandi la stima lineare è approssimata, ma l’ordine di grandezza è quello. Due precisazioni oneste: primo, il mercato si muove sulle attese — i prezzi incorporano tagli e rialzi prima che le banche centrali li facciano davvero, quindi quando «la BCE taglia» il prezzo spesso si è già mosso da settimane; secondo, tutto questo riguarda solo chi potrebbe vendere prima — chi tiene fino a scadenza riprende 100 comunque, qualunque cosa facciano i tassi nel frattempo. Il rateo, infine: comprando tra due stacchi anticipi al venditore la parte di cedola già maturata, che riprendi al primo stacco — con le cedole trimestrali è sempre piccolo. La teoria completa di tutti questi numeri è nella guida ai BTP.
Il confronto: BTP a tasso fisso e fratelli step-up
La domanda naturale: «e rispetto a un BTP normale di pari scadenza?». È un confronto che si può fare in modo esatto, perché da entrambe le parti i flussi sono tutti noti — un tasso fisso è solo uno step-up a un gradino. Lo strumento qui sotto mette in colonna un Futura, un Valore (o Più) e un BTP a tasso fisso a tua scelta per ISIN: stesso motore, stessa inflazione, stessa aliquota, premi fedeltà esclusi perché chi compra oggi sul mercato non ne avrebbe diritto su nessuno dei tre.
Un esperimento istruttivo: al collocamento il Tesoro ha storicamente offerto ai Valore un rendimento leggermente più generoso del BTP a tasso fisso di pari scadenza — è il «grazie» al retail, oltre che una bella figura politica. Sul mercato secondario quel vantaggio tende a riassorbirsi nel prezzo: il confronto qui sopra te lo mostra coi numeri di oggi, TIR contro TIR. E i confronti che non trovi? Con CCT e BTP Italia non si può essere onesti: le loro cedole future dipendono da tassi e inflazione che non esistono ancora — preferiamo nessun numero a un numero inventato.
Come funziona un collocamento (per la prossima emissione)
Il BTP Valore non si emette con l’asta ma direttamente sulla piattaforma MOT, in un periodo di collocamento che dura di regola cinque giornate di borsa. Le regole utili da sapere, tutte dalle FAQ e dai comunicati MEF:
- prezzo fisso a 100 per tutti, dal primo all’ultimo giorno: non c’è fretta di «prendere il prezzo buono»;
- niente tetto: ogni richiesta è sempre soddisfatta per intero — non serve il corri corri del primo minuto;
- il Tesoro può chiudere in anticipo (mai successo finora, ma previsto), dandone ampia comunicazione: chi vuole la certezza assoluta compra nei primi tre giorni;
- i tassi definitivi si fissano alla chiusura: possono solo confermare o alzare i minimi garantiti annunciati prima;
- gli interessi maturano dalla data di godimento (qualche giorno dopo la fine del collocamento), non dal giorno dell’ordine. Esempio concreto: ordini 10.000 € il lunedì di apertura — escono subito dal conto, ma fino alla data di godimento non maturano un centesimo di interessi. Pagare il primo giorno non «compra» giorni di cedola in più: al massimo tiene i soldi fermi qualche giorno in più;
- possono aderire solo risparmiatori individuali: gli istituzionali entrano solo dopo, sul secondario, e senza premio.
Quando il Tesoro annuncerà la prossima emissione, questa pagina la accoglierà automaticamente in tabella e nel calcolatore appena i tassi definitivi saranno ufficiali.
I rischi, in chiaro
Nessun investimento è senza rischi, e un titolo «semplice» non fa eccezione: conoscerli prima è l’unico modo di decidere con la testa. Per un BTP Valore sono questi:
- Rischio tassi (prezzo). Se i tassi di mercato salgono, il prezzo del titolo scende — e viceversa. Riguarda solo chi potrebbe vendere prima della scadenza: la misura è la duration modificata spiegata sopra, e sui Valore è contenuta (scadenze corte, cedole in linea coi tassi d’emissione).
- Rischio inflazione. Le cedole sono fisse: se l’inflazione sale più del previsto, il rendimento reale si assottiglia o diventa negativo. È il rischio più sottovalutato perché non si vede sull’estratto conto — il campo «inflazione attesa» del calcolatore serve esattamente a guardarlo in faccia.
- Rischio emittente (e spread). Il debitore è la Repubblica Italiana: il rimborso a 100 vale finché lo Stato onora il suo debito. Un default è un evento remoto ma non teorico, e ben prima del default c’è lo spread: nei momenti di sfiducia sul debito italiano (2011 docet) i prezzi dei titoli scendono anche a tassi BCE fermi. Chi tiene fino a scadenza attraversa la tempesta sulla carta; chi deve vendere nel mezzo la paga. E una precisazione che quasi nessuno fa: dal 2013 i titoli di Stato dell’area euro con scadenza sopra l’anno — BTP Valore inclusi — incorporano le clausole di azione collettiva (CACs): in un’ipotetica ristrutturazione del debito, una maggioranza qualificata di obbligazionisti può approvare modifiche alle condizioni del titolo (scadenze, cedole, capitale) vincolanti anche per chi vota contro. Essere un titolo «per famiglie» non dà nessuna protezione speciale.
- Rischio liquidità. Sono titoli nati solo retail: sul MOT scambiano meno di un BTP ordinario e il divario denaro-lettera può essere più largo. Regola pratica: ordini sempre con limite di prezzo, mai «al mercato».
- Rischio di cambio (solo se ragioni in un’altra valuta). Il titolo è in euro: per un residente svizzero o britannico il risultato finale dipende anche dal cambio, che può pesare più delle cedole. Il calcolatore lo segnala quando scegli un Paese non-euro.
Elencarli non è pessimismo: è il pezzo di informazione che serve per decidere. E la cautela sulla diversificazione vale doppio qui — su un singolo emittente, per quanto sovrano, non si concentra tutto.
Le tasse (e l’ISEE)
Da titolo di Stato, il BTP Valore gode del regime agevolato: 12,5% (anziché 26%) su cedole, premio fedeltà ed eventuali plusvalenze, più il bollo dello 0,2% annuo sul deposito titoli. Un dettaglio spesso ignorato: cedole e premio sono redditi di capitale — le eventuali minusvalenze pregresse nello zainetto fiscale non possono compensarli. La plusvalenza da prezzo (comprare sotto 100 e incassare 100), invece, è un «reddito diverso» e le minusvalenze le compensa. Il quadro completo è nella guida ai BTP.
Due esenzioni completano il quadro. La prima: come tutti i titoli di Stato, il BTP Valore è esente dall’imposta di successione — e ricorda che con la successione si trasmette anche il diritto al premio. La seconda riguarda l’ISEE: dal 2024 la legge esclude dal calcolo i titoli di Stato (insieme ai buoni postali) fino a 50.000 € per nucleo familiare; l’attuazione è arrivata coi decreti del 2025. Per situazioni specifiche — soglie, decorrenze, casi particolari — verifica con CAF o commercialista: qui segnaliamo che la regola esiste, non sostituiamo chi la applica.
Domande frequenti
Le cedole future del BTP Valore sono certe?
Sì, tutte: percentuali e date di ogni cedola fino alla scadenza sono fissate alla chiusura del collocamento e non cambiano mai. E il premio fedeltà, a differenza del BTP Futura, è una percentuale fissa nota dal primo giorno.
Perché la cedola sull’estratto conto è più piccola del tasso promesso?
Perché il tasso è annuo e le cedole (dalla seconda emissione in poi) sono trimestrali: ogni stacco vale un quarto del tasso annuo. Il «2,60%» su 10.000 € sono 65 € lordi a trimestre — 260 € l’anno, come promesso, in quattro rate.
Se compro un BTP Valore oggi, avrò il premio fedeltà?
No. Il premio vive sul codice ISIN «speciale» del collocamento, che sul mercato non esiste: chi compra sul MOT compra il codice ordinario, senza premio, anche tenendolo fino a scadenza. Nel valutare un acquisto di oggi contano solo cedole e rimborso.
Se vendo solo una parte, perdo tutto il premio?
No: la conversione al codice ordinario riguarda solo la quantità venduta. Il resto rimane sul codice del collocamento e matura il premio pro-quota.
E in caso di eredità o donazione?
Sono due casi opposti (FAQ ufficiali MEF): con la successione gli eredi mantengono il diritto al premio, purché tengano il titolo fino a scadenza; la donazione è equiparata a una vendita e il premio si perde. In entrambi i casi resta l’esenzione dall’imposta di successione.
Cosa succede se vendo prima della scadenza?
Vendi al prezzo di mercato del momento, che può essere sopra o sotto quello che hai pagato: la certezza del rimborso a 100 vale solo a scadenza, e una vendita in perdita può mangiarsi le cedole incassate fino a quel momento. Se poi il titolo era in dossier dal collocamento, la vendita fa perdere per sempre il diritto al premio sulla parte venduta.
Perché non riesco a vendere il mio BTP Valore dall’home banking?
Quasi sempre perché la posizione è ancora sul codice ISIN del collocamento: la vendita passa per la conversione (gratuita) al codice ordinario. È prevista d’ufficio, ma alcuni intermediari chiedono di richiederla esplicitamente prima di accettare l’ordine.
Il BTP Valore è indicizzato all’inflazione?
No: le cedole sono fisse e crescenti, decise all’emissione. Il titolo indicizzato all’inflazione italiana è il BTP Italia — un’altra cosa. Se l’inflazione sale, le cedole del Valore restano quelle: il calcolatore ti mostra l’effetto sul rendimento reale.
Conviene comprare al collocamento o sul mercato?
Non è una domanda a cui rispondiamo noi — dipende da obiettivi, orizzonte e portafoglio. I fatti: al collocamento paghi 100 senza commissioni e hai il premio; sul mercato paghi il prezzo del momento (che può essere sopra o sotto 100) e il premio non c’è. Il metro onesto per il confronto è il TIR netto sui flussi reali — ed è quello che il calcolatore ti dà nei due scenari.
Che tasse si pagano su un BTP Valore?
Il 12,5% su cedole, premio fedeltà e plusvalenze (aliquota agevolata dei titoli di Stato), più il bollo dello 0,2% annuo. È esente dall’imposta di successione, e fino a 50.000 € per nucleo non entra nel calcolo dell’ISEE.
