Quattro emissioni tra il 2020 e il 2021, nate per finanziare la ripresa post-pandemia, e attorno una quantità sorprendente di confusione: «le cedole future non si sanno», «c’è un premio legato al PIL per tutti», «è una specie di BTP Italia». Tutte e tre false. Il BTP Futura è in realtà uno dei titoli più prevedibili che esistano — e proprio per questo si può calcolare tutto, al centesimo. Facciamo ordine, e poi i conti.
Cos’è il BTP Futura e perché esiste
Estate 2020: l’Italia esce dal primo lockdown e il Tesoro deve finanziare misure straordinarie. Nasce così il BTP Futura, il primo titolo di Stato riservato ai piccoli risparmiatori: niente aste per gli istituzionali, si sottoscriveva solo al collocamento — dalla banca o dall’home banking, taglio minimo 1.000 €, senza commissioni di sottoscrizione. Il nome dice tutto: i proventi servivano a finanziare la ripresa, e il titolo prometteva di far partecipare il risparmiatore a quella ripresa, con un premio finale legato alla crescita del PIL.
La formula è stata replicata quattro volte tra luglio 2020 e novembre 2021, poi il Tesoro è passato ad altri strumenti retail (i BTP Valore dal 2023 e il BTP Più — ne parliamo nel confronto). Il BTP Futura quindi non si emette più: oggi lo si può solo comprare e vendere sul mercato secondario (il MOT), come un BTP qualsiasi. Ed è proprio lì che nascono i fraintendimenti che questa guida vuole smontare.
Due ingredienti lo distinguono da un BTP normale:
- cedole «step-up» — partono basse e salgono a scaglioni prefissati, tutti decisi all’emissione;
- premio fedeltà legato al PIL — un extra riservato a chi sottoscrisse al collocamento e non ha mai venduto (con una regola, il «CUM», che vedremo: è il punto più frainteso di tutti).
Le quattro emissioni, una per una
Eccole tutte. Ogni titolo ha due codici ISIN: quello che si scambia sul mercato e quello «speciale» del collocamento, che conserva il diritto al premio (la differenza è il cuore della sezione sul CUM).
Le cedole step-up: sono già tutte scritte
«Step-up» significa che la cedola sale a gradini nel tempo: la 3ª emissione, per esempio, paga lo 0,75% annuo nei primi quattro anni, poi 1,20%, poi 1,65%, e 2,00% negli ultimi quattro. Le cedole si incassano ogni sei mesi, come in un BTP normale: cambia solo che l’importo non è piatto ma cresce, a date note.
E qui va smontato l’errore più diffuso: no, le cedole future non sono incerte. Tutti i gradini — percentuali e date — sono stati fissati nel decreto di emissione, nel 2020-21, e non cambieranno mai. Ogni euro di cedola da qui alla scadenza è già scritto, esattamente come in un BTP a tasso fisso; l’unica differenza è che l’importo varia da un periodo all’altro secondo una tabella nota. La confusione nasce probabilmente dal premio legato al PIL (quello sì incerto, ci arriviamo) o dall’assonanza con titoli davvero variabili come i CCT, dove le cedole future dipendono dai tassi e non esistono ancora. Qui esistono, eccome: il calcolatore più sotto te le mostra tutte, data per data, fino alla scadenza.
Il premio fedeltà legato al PIL, spiegato semplice
L’idea era: se l’Italia cresce, chi ha finanziato la ripresa riceve qualcosa in più. Il premio è una percentuale del capitale, calcolata sulla media delle variazioni annue del PIL nominale italiano negli anni di vita del titolo, con un minimo e un massimo garantiti. Per le prime due emissioni è un premio unico a scadenza: almeno l’1%, al massimo il 3% del capitale. La 3ª e la 4ª hanno una struttura tripla: un premio intermedio all’8° anno (il 40% della media dei primi otto anni, tra 0,4% e 1,2%) più due componenti a scadenza (il restante 60% della media dei primi otto anni, tra 0,6% e 1,8%, e il 100% della media degli anni successivi, tra 1% e 3%).
Quanto varranno davvero? Oggi nessuno lo sa: i valori usciranno dai comunicati ufficiali del MEF man mano che i premi maturano. Il primo appuntamento è novembre 2028, alla scadenza della 2ª emissione. Fino ad allora qualunque numero è una stima — e per questo il nostro calcolatore non lo inventa: lavora sui flussi certi, e tratta il premio per quello che è, un extra compreso tra un minimo e un massimo garantiti.
La trappola del CUM: chi compra oggi non avrà mai il premio
Ed eccoci al punto più frainteso di tutta la famiglia Futura. Il premio fedeltà non appartiene al titolo: appartiene alla fedeltà. Spetta solo a chi ha sottoscritto al collocamento (nel 2020-21) e ha tenuto il titolo ininterrottamente fino alla data del premio.
Il meccanismo che lo garantisce è il doppio codice: chi sottoscrisse al collocamento ha in dossier il codice ISIN «speciale» (detto CUM, lo trovi nella tabella delle emissioni), che incorpora il diritto al premio. Nel momento in cui vende — anche solo in parte, anche per un giorno — la parte venduta viene convertita d’ufficio nel codice ordinario, quello senza premio, ed è questo che circola sul mercato. Il codice speciale non è acquistabile sul secondario: le FAQ ufficiali del MEF lo dicono esplicitamente. Risultato:
- chi compra un BTP Futura oggi sul MOT compra il codice ordinario → nessun premio, mai, nemmeno tenendolo fino a scadenza;
- chi lo ha dal collocamento e vende, perde il diritto per sempre sulla parte venduta (ricomprare non lo ripristina);
- quando valuti il rendimento di un acquisto fatto oggi, il premio non va contato. Contano solo cedole e rimborso — che, per fortuna, sono noti al centesimo.
Comprarlo oggi sul mercato: perché quota sotto 100
Mentre scriviamo (estate 2026) i BTP Futura quotano quasi tutti sotto la pari, e i più lunghi molto sotto: la 3ª emissione (scadenza 2037) viaggia nell’area di 80. Il motivo non è misterioso né allarmante: le sue cedole furono fissate nel 2020-21, quando i tassi erano intorno allo zero; oggi il mercato chiede rendimenti più alti, e siccome le cedole non possono cambiare, ad aggiustarsi è il prezzo, che scende finché il rendimento effettivo a scadenza non pareggia quello richiesto dal mercato per titoli simili. Non è né un affare né una fregatura: è l’aritmetica delle obbligazioni, la stessa che abbiamo raccontato nella guida ai BTP (sopra e sotto la pari).
Comprare sotto la pari significa che il rendimento arriva da due fonti: le cedole (qui basse) e il guadagno in conto capitale a scadenza — paghi, per esempio, 80 e ti rimborsano 100. In un BTP Futura lungo questa seconda componente può pesare più delle cedole stesse. Ha anche un risvolto fiscale suo (il guadagno è un «reddito diverso», utile a compensare minusvalenze): lo riprendiamo tra le tasse.
Il rovescio della medaglia è la sensibilità ai tassi: un titolo lungo e con cedole basse ha una duration elevata, cioè un prezzo che oscilla parecchio quando i tassi si muovono. Chi tiene fino a scadenza riprende 100 comunque (salvo default); chi potrebbe dover vendere prima deve sapere quanto «balla» il prezzo nel frattempo. È esattamente il numero che il calcolatore ti dà alla voce duration modificata — e che spieghiamo tra poco in parole povere.
La lezione del 2022: quando la duration ha presentato il conto
Non è teoria: è già successo, ed è il motivo per cui attorno a questi titoli c’è tanta amarezza nei forum. Chi sottoscrisse la 3ª emissione a 100 nel 2021 — cedola iniziale 0,75%, tassi a zero — vide il prezzo scendere fino a un minimo di 62,24 (ottobre 2023), circa un terzo del capitale in meno sulla carta, dopo che i tassi erano saliti di quattro punti in un anno e mezzo. Chi ha tenuto duro non ha perso nulla: le cedole sono arrivate puntuali e a scadenza il rimborso resta 100. Chi ha venduto sui minimi ha trasformato un’oscillazione in una perdita definitiva — e in più ha bruciato per sempre il premio fedeltà.
La liquidità: si vende quando si vuole, ma al prezzo del book
Altra critica ricorrente di chi li possiede: i BTP Futura sono titoli solo retail — al collocamento non furono venduti agli istituzionali — e sul MOT scambiano volumi modesti. Il titolo resta sempre vendibile (i dealer garantiscono quotazioni), ma il divario denaro-lettera è spesso più largo che su un BTP normale, e un ordine grosso può «mangiarsi» il book. La regola pratica è una sola: ordini sempre con limite di prezzo, mai «al mercato», dopo aver guardato quanto denaro c’è davvero sul book. Su un titolo che si compra per tenerlo fino a scadenza è un fastidio marginale; per chi conta di entrare e uscire, è un costo da mettere in conto.
Se qualche parola di questa sezione ti è nuova — denaro, lettera, spread, ordine con limite — le trovi tutte spiegate da zero nel nostro glossario delle obbligazioni, con questo stesso book come esempio.
Provalo tu: quanto rende davvero
Scegli la tua emissione, metti il prezzo che vedi sul MOT (il «corso secco», quello quotato) e la data: il calcolatore fa il resto, con i flussi esatti e datati del titolo — ogni cedola col suo importo e la sua data, dalla tabella ufficiale degli scaglioni. Ottieni:
- il rendimento lordo annuo a scadenza (il TIR);
- il rendimento netto, con la tassazione agevolata del 12,5% dei titoli di Stato;
- il rendimento reale, al netto dell’inflazione del tuo Paese — l’inflazione la scegli tu: è un’ipotesi tua, non una nostra previsione;
- la duration modificata (quanto è sensibile il prezzo ai tassi);
- il rateo alla data di regolamento e l’esborso effettivo;
- il calendario completo delle cedole fino a scadenza, scaricabile come foglio di calcolo;
- la storia reale dal collocamento: un grafico con le chiusure mensili vere (fonte Borsa Italiana), il montante con le cedole incassate e il confronto con l’inflazione del tuo Paese — si aggiorna da solo ogni mese.
Una nota sulla precisione: i risultati usano le convenzioni reali del mercato (rateo giornaliero del semestre in corso, regolamento a data valuta, sconto composto sui giorni effettivi) e sono stati verificati contro le schede di calcolo del circuito bancario. Non sono un’approssimazione da manuale: sono gli stessi numeri che ti mostrerebbe la banca.
Come leggere i risultati
Il TIR (rendimento a scadenza) è il numero che riassume tutto: mette insieme le cedole — ognuna col suo importo, visto che qui crescono — e il guadagno (o la perdita) tra il prezzo che paghi e il rimborso a 100. È l’unico metro onesto per confrontare titoli con cedole diverse: una cedola bassa con un prezzo molto sotto la pari può dare lo stesso TIR di una cedola ricca a prezzo pieno.
Il netto applica il 12,5% alle cedole e all’eventuale guadagno in conto capitale a scadenza. Il reale risponde alla domanda che conta davvero: «quanto ci guadagno in potere d’acquisto?» — e dipende dall’inflazione futura, che nessuno conosce. Per questo il campo inflazione lo imposti tu: prova valori diversi e guarda quanto è sensibile il risultato. Se ti sembra un dettaglio, considera che su un titolo lungo un punto d’inflazione in più mangia più di quanto rendano le prime cedole.
La duration modificata, in parole povere, dice di quanto scende il prezzo se i tassi di mercato salgono di un punto percentuale (e viceversa: sale di altrettanto se scendono). Duration 9 ≈ prezzo giù del 9% circa per +1% di tassi. Non ti riguarda se terrai il titolo fino a scadenza — lì il rimborso a 100 è fissato — ma è il primo numero da guardare se esiste la possibilità di vendere prima. La teoria completa è nella guida ai BTP.
Il rateo, infine: comprando tra due stacchi paghi al venditore la parte di cedola già maturata, che riprendi per intero al primo stacco. Non è un costo — è un anticipo — ma spiega perché l’esborso effettivo («tel quel») è un po’ più alto del prezzo quotato. Anche qui, il dettaglio è nella guida ai BTP.
Il confronto: BTP Valore, BTP Più e BTP a tasso fisso
Il BTP Futura non vive nel vuoto: la domanda naturale è «e rispetto alle alternative?». Due confronti si possono fare in modo esatto, perché da entrambe le parti i flussi sono tutti noti:
- Con i fratelli minori: BTP Valore e BTP Più. Stessa famiglia — titoli retail con cedole step-up — ma premi fedeltà fissi e noti dall’inizio (una percentuale scritta nelle condizioni, non legata al PIL); il BTP Più aggiunge la facoltà di chiedere il rimborso anticipato del capitale a metà vita. Anche per loro vale la regola del CUM: comprati sul mercato, niente premio. Il confronto tra due step-up è questione di calendario contro calendario: lo strumento qui sotto lo fa cedola per cedola.
- Con un BTP a tasso fisso di pari scadenza. È il confronto più utile per capire se il mercato «prezza» i Futura in linea col resto della curva. Inserisci l’ISIN del BTP che vuoi confrontare: stesso metro (TIR netto sui flussi datati), stesso motore, nessuna approssimazione.
Un esperimento che vale la pena fare: confronta il Futura 2037 con un BTP a tasso fisso di scadenza simile. Storicamente il mercato ha prezzato i Futura lunghi con un rendimento un po’ più alto dei BTP ordinari di pari durata (mentre scriviamo, sul 2037 il divario vale qualche decimo di punto l’anno; sulle scadenze più corte è quasi nullo): è il compenso che chiede per le cedole basse e per la liquidità più sottile. Per chi entra e esce è un costo; per chi compra e tiene fino a scadenza è semplicemente rendimento in più che il confronto qui sopra ti fa vedere, TIR contro TIR, coi prezzi di oggi. Come sempre: è un dato, non un consiglio.
E i confronti che non trovi qui? Con i CCT non si può essere onesti: le loro cedole future dipendono dai tassi Euribor e non esistono ancora. Con i BTP Italia nemmeno: lì le cedole dipendono dall’inflazione italiana futura. Qualunque confronto puntuale richiederebbe di inventare i flussi dell’altro titolo — e preferiamo nessun numero a un numero inventato. Arriveranno in una versione futura di questi strumenti, con metriche dichiaratamente a scenario.
Le tasse
Il BTP Futura è un titolo di Stato, quindi gode del regime agevolato: 12,5% (anziché 26%) su cedole e plusvalenze, più l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore del deposito. Il premio fedeltà, per chi ne ha diritto, è tassato anch’esso al 12,5%. E come tutti i titoli di Stato è esente dall’imposta di successione.
Per chi compra oggi sotto la pari c’è il capitolo in più che abbiamo anticipato: la differenza tra prezzo d’acquisto e rimborso a 100 è una plusvalenza («reddito diverso»), tassata al 12,5% a scadenza ma anche capace di compensare minusvalenze pregresse — a differenza delle cedole. Su un Futura lungo comprato in area 80 è una fetta importante del rendimento totale. Il funzionamento completo (zainetto fiscale, cosa compensa cosa, scarto di emissione vs negoziazione) è nella guida ai BTP: vale identico anche qui.
Domande frequenti
Le cedole future del BTP Futura sono certe?
Sì, tutte. Percentuali e date di ogni cedola, fino alla scadenza, sono state fissate nel decreto di emissione nel 2020-21 e non possono cambiare. L’unico elemento non ancora noto è il premio fedeltà legato al PIL — che comunque riguarda solo chi ha sottoscritto al collocamento.
Se compro un BTP Futura oggi, avrò il premio fedeltà?
No, mai. Il premio spetta solo a chi ha comprato al collocamento (2020-21) e non ha mai venduto: il diritto vive su un codice ISIN dedicato che non è acquistabile sul mercato. Chi compra oggi sul MOT compra il codice ordinario, senza premio — anche tenendolo fino a scadenza.
Quanto vale il premio fedeltà legato al PIL?
Non si sa ancora: dipende dalla media delle variazioni annue del PIL nominale italiano e sarà comunicato dal MEF quando ciascun premio matura. Sono garantiti un minimo e un massimo (per esempio 1%-3% del capitale per le prime due emissioni). Il primo dato ufficiale arriverà a novembre 2028, alla scadenza della 2ª emissione.
Perché il BTP Futura 2037 quota così sotto 100?
Perché le sue cedole furono fissate nel 2021, quando i tassi erano vicini allo zero, e oggi il mercato chiede rendimenti più alti: il prezzo scende finché il rendimento effettivo a scadenza non si allinea. Sotto la pari il rendimento arriva in gran parte dal guadagno in conto capitale a scadenza, non dalle cedole.
Il BTP Futura è indicizzato all’inflazione?
No — è un errore comune, complice il nome. Le cedole sono fisse e crescenti (step-up), decise all’emissione; il premio fedeltà è legato al PIL nominale, non all’indice dei prezzi. Il titolo indicizzato all’inflazione italiana è il BTP Italia, che è un’altra cosa.
«Conviene» comprare un BTP Futura invece di un BTP normale?
Non è una domanda a cui rispondiamo noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e dal resto del tuo portafoglio, e questa guida non dà consigli. Quello che possiamo darti è il metro giusto: a parità di scadenza, il confronto onesto è TIR netto contro TIR netto, sui flussi reali di entrambi i titoli — ed è esattamente ciò che fa lo strumento di confronto qui sopra.
Cosa succede se vendo un BTP Futura prima della scadenza?
Vendi al prezzo di mercato del momento, che può essere sopra o sotto quello che hai pagato: la certezza del rimborso a 100 vale solo a scadenza. E se il titolo era in dossier dal collocamento, la vendita fa perdere per sempre il diritto al premio fedeltà sulla parte venduta.
Se vendo solo una parte, perdo tutto il premio?
No: la conversione al codice ordinario riguarda solo la quantità venduta. Il resto della posizione rimane sul codice del collocamento e matura il premio pro-quota. E il premio intermedio della 3ª e 4ª emissione (2029), una volta incassato, è acquisito: vendere dopo fa perdere solo il premio finale.
Posso comprarne altri senza rovinare il premio di quelli che ho dal collocamento?
Sì. Un acquisto sul MOT finisce sul codice ordinario, che nel dossier è un titolo separato da quello del collocamento: le due posizioni non si mescolano, e il diritto al premio sulla quantità originaria resta intatto.
E in caso di eredità o donazione?
Sono due casi opposti (FAQ ufficiali MEF): con la successione il diritto al premio passa agli eredi, purché tengano il titolo fino alle date dei premi; la donazione invece è equiparata a una vendita, e il premio si perde. In entrambi i casi, da titolo di Stato, resta l’esenzione dall’imposta di successione.
Che tasse si pagano su un BTP Futura?
Il 12,5% su cedole, plusvalenze ed eventuale premio fedeltà (aliquota agevolata dei titoli di Stato), più il bollo dello 0,2% annuo sul deposito titoli. È esente dall’imposta di successione.
