Investimenti2 luglio 2026· Aggiornato il 17 luglio 2026· 15 min di lettura

Guida definitiva ai BTP: come funzionano, duration, tasse e rendimento

Il fondatore di Rebalix
Guida definitiva ai BTP: come funzionano, duration, tasse e rendimento
Prima di tutto
Questa è una guida divulgativa, non un consiglio d’investimento. Il BTP usato negli esempi serve solo a mostrare i numeri: non è un suggerimento a comprarlo o venderlo.
In breve
Un BTP è un prestito allo Stato: paga cedole fisse e a scadenza rimborsa 100. Il rendimento vero non è la cedola, ma il TIR — che tiene conto anche del prezzo a cui compri (sopra o sotto 100). Tenendolo fino a scadenza riprendi 100, salvo default dello Stato (improbabile, ma nulla è certo); il rischio che resta comunque è l’inflazione. Prova il calcolatore qui sotto per il rendimento netto e reale.

Un BTP sembra semplice — presti soldi allo Stato, incassi cedole, a scadenza riprendi 100. Ma dietro ci sono cose che quasi nessuno spiega bene: cosa significa comprarlo sopra o sotto la pari, la duration, e quanto ti resta davvero al netto di tasse, bollo e inflazione. Vediamolo con i dati.

Provalo tu: quanto rende davvero

Metti prezzo, cedola e scadenza del titolo (o parti dall’esempio) e guarda il rendimento netto e reale. Poi, sotto, spieghiamo ogni pezzo.

Le basi in 30 secondi
Valore nominale
la cifra su cui si calcolano le cedole e che ti viene rimborsata a scadenza. Il riferimento è sempre 100.
Cedola
l’interesse che il titolo paga, fisso; per i BTP di solito ogni 6 mesi.
Prezzo
quanto paghi sul mercato per 100 di nominale — può essere sopra o sotto 100.
Scadenza
la data in cui riprendi il nominale (100).
Rendimento (TIR)
quanto rendi davvero mettendo insieme cedole e prezzo. È il numero che conta.
Calcolatore rendimento BTP
Metti i dati del titolo e guarda cosa rende davvero, al netto di tasse, bollo e inflazione. Didattico: non è un consiglio.
governativi + sovranazionali (BEI, UE, MES…) di Europa, UK e Svizzera · registro UE (ESMA)
oppure imposta tu i valori qui sotto
sotto/alla/sopra la pari (100)
%
dato del titolo
cambia le metriche
data di rimborso
EUR
%
per il rendimento reale
Rendimento reale netto · all’anno
+0,92%
Rendimento netto a scadenza · all’anno
+2,93%
Rendimento immediato
4,25%
Cedola netta / anno
+394 €
Plus/minus a scadenza
−600 €
Duration
7,1 anni
Guadagno su capitale investito
+24,3%
totale (8,5 anni)
È il guadagno netto TOTALE (non annuo) sui soldi che investi davvero — utile per confrontare titoli a prezzi diversi: a parità di denaro, uno sconto sotto la pari ti fa comprare più nominale.
Costi conteggiati nel rendimento: bollo 20 €/anno
Rateo oggi ≈ 4 €: lo pagheresti in aggiunta al prezzo (il «tel quel») ma lo riprendi tutto alla prima cedola, quindi non cambia il rendimento.
Il «rendimento a scadenza» (TIR/IRR) presuppone che tu reinvesta ogni cedola allo stesso tasso: nella pratica quasi impossibile, quindi il rendimento realizzato può differire. È lo stesso limite del dato che vedi dal broker.
Il calcolo assume acquisto e regolamento oggi. Restano fuori (differenze di pochi giorni): la data valuta reale, di norma 2 giorni dopo, e — al collocamento — il periodo tra la prenotazione, quando la banca ritira la somma, e l’emissione, in cui il denaro non rende ancora.
↓ Scarica in Excel (scadenzario + rendimento)
Lo stesso BTP a tre prezzi
il rendimento resta positivo anche sopra la pari
Sotto la pari
prezzo 94
+4,52%
Alla pari
prezzo 100
+3,74%
Sopra la pari
prezzo 106
+2,93%
Prossime cedole nette
01 mar 2027+197 €
01 set 2027+197 €
01 mar 2028+197 €
01 set 2028+197 €
01 mar 2029+197 €
01 set 2029+197 €
e così via fino a scadenza

Questo calcolatore vale per le obbligazioni a tasso fisso (BTP, Bund, OAT, Gilt, titoli sovranazionali…). Per gli step-up — cedole crescenti già scritte, come BTP Futura e BTP Valore — c’è la guida dedicata ai BTP Futura, col suo calcolatore esatto. Per i variabili e gli indicizzati all’inflazione (BTP Italia, BTP€i) — che seguono regole diverse — faremo articoli dedicati a breve.

Sopra e sotto la pari: perché la cedola non è il rendimento

Il primo errore del neofita è pensare che «cedola 4%» significhi «guadagno il 4%». Non è così: il rendimento vero dipende anche dal prezzo a cui compri. Il valore di rimborso è sempre 100 (la «pari»); il prezzo di mercato, no.

Sotto la pari (es. 94): compri scontato e a scadenza ti rimborsano 100 → oltre alle cedole incassi un guadagno in conto capitale. Facile e intuitivo.

Sopra la pari (es. 106): qui scatta il preconcetto — «pago 106 per riaverne 100, ci perdo». Sbagliato. Un titolo quota sopra la pari proprio perché la sua cedola è più ricca di quella che offre oggi il mercato: quelle cedole extra più che compensano i punti che «perdi» al rimborso. Chi guarda solo il 106→100 si dimentica le cedole.

Cosa mette tutti d’accordo? Il rendimento effettivo a scadenza (il TIR): unisce cedole e guadagno/perdita in conto capitale in un solo numero. È quello che conta — ed è il numero grande del calcolatore qui sopra. Prova a spostare il prezzo tra 94, 100 e 106: il TIR resta positivo anche sopra la pari, solo più basso. Il prezzo si aggiusta finché il rendimento effettivo non pareggia quello di mercato. Occhio all’eccesso, però: se strapaghi — oltre il totale che incasserai (cedole + rimborso) — nemmeno le cedole bastano e il TIR diventa negativo. Mettici un prezzo molto alto nel calcolatore e lo vedi.

E il fisco aggiunge un dettaglio, stavolta a sfavore del sopra la pari. A parità di rendimento lordo, per un privato un titolo sopra la pari di solito rende un filo meno netto: paghi subito il 12,5% sulle cedole più alte, mentre la differenza che «perdi» a scadenza (compri a 106, ti rimborsano 100) diventa una minusvalenza — cioè solo un credito fiscale, che per giunta scade in 4 anni e non compensa cedole, dividendi né guadagni da ETF, quindi spesso resta inutilizzato. Nel calcolatore qui sopra lo vedi: sposta il prezzo e guarda il netto scendere sopra 100. È come funziona il meccanismo, non un consiglio.

Il rateo: perché paghi più del prezzo che vedi

Compri un BTP a metà tra due cedole e sul conto ti addebitano più del prezzo esposto. Non è un errore: è il rateo, la parte di cedola già maturata che spetta a chi ti vende il titolo (le cedole vanno per intero a chi possiede il titolo il giorno dello stacco).

Il prezzo quotato è il «corso secco» (solo il valore del titolo); quello che paghi davvero è il «tel quel» = corso secco + rateo. Esempio: su 10.000 € di nominale, cedola semestrale da 225 €; a metà periodo paghi circa 112 € di rateo in aggiunta.

Ma non è un costo: alla prima cedola incassi la cedola intera, riprendendoti il rateo che avevi anticipato. In pratica hai solo «prestato» al venditore la sua quota di cedola. E il fisco lo sa: il rateo che paghi si scala dalla base imponibile della cedola, così non paghi le tasse due volte sugli stessi interessi.

La duration: quando rientri davvero dei tuoi soldi

La duration è, in parole semplici, il tempo medio in cui rientri dei tuoi soldi. Ogni cedola ti ridà un pezzo del capitale lungo la strada, non solo alla fine: così, in media, rientri prima — ed è questo che accorcia la duration. Con uno zero-coupon incassi tutto in un colpo solo a scadenza, e la duration coincide con la scadenza.

BTP con cedole → duration < scadenzacedolerimborsoduration ≈ 7,5 anniscadenza 10 anniZero-coupon → duration = scadenzarimborsoduration = scadenzaoggi

Perché conta? Perché la duration misura anche quanto oscilla il prezzo quando la BCE muove i tassi: più è lunga, più il prezzo balla. Regola pratica: se i tassi salgono dell’1%, un titolo con duration 7 perde circa il 7% (e viceversa). Ecco perché, a parità di tutto, un BTP lungo è più «nervoso» di uno corto.

Duration bassaprezzo più stabileDuration altaprezzo più sensibile ai tassi

Una precisazione, perché i due volti della duration hanno due nomi. Il «tempo medio per rientrare» (in anni) è la duration di Macaulay. La regola «tassi +1% → prezzo −7%» usa invece la duration modificata: è la Macaulay divisa per (1 + rendimento/frequenza) e misura, in percentuale, di quanto balla il prezzo per ogni 1% di variazione dei tassi. Sono simili sui titoli a rendimento basso, ma non identiche. È la modificata — la più utile per capire il rischio — quella che il calcolatore mostra alla voce «Duration».

Il rischio Paese: lo spread e la crisi del 2011

Il prezzo di un BTP non si muove solo coi tassi della BCE: dipende anche dalla fiducia nell’Italia. La misura è lo spread — la differenza di rendimento tra il BTP e il Bund tedesco (il debito considerato «sicuro»): più sale, più il mercato chiede di essere pagato per il rischio-Italia, e più il prezzo dei BTP in circolazione scende. La crisi del 2011-2012 è l’esempio da manuale.

Spread BTP-Bund durante la crisi del debito0200400600«whatever it takes»≈552 pb · nov 2011201020112012punti base

Attenzione a leggerlo bene: chi nel 2011 ha venduto ha incassato la perdita; chi ha tenuto fino a scadenza (e l’Italia non è fallita) ha riavuto i suoi 100. La volatilità del prezzo non è una perdita certa — lo diventa solo se vendi prima, o in caso di default.

Il rating: come leggerlo (e dove trovarlo)

Il rating è la valutazione della capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente interessi e capitale, assegnata da agenzie indipendenti (Moody’s, S&P Global, Fitch, Morningstar DBRS). Più è alto, più basso è il rischio d’insolvenza — ma non è una garanzia di rimborso né una previsione sul prezzo del titolo.

AAA / AaaMassima qualitàRischio di credito estremamente basso
AA+ / AA / AA−Qualità molto elevataCapacità di rimborso molto elevata
A+ / A / A−Qualità elevataSolido, ma più esposto ai cicli economici
BBB+ / BBB / BBB−Buona qualitàUltimo gradino dell’Investment Grade
Investment Grade ↑ · sotto: High Yield («speculative»)
BB+ e inferioriSpeculative / High YieldPiù rischio di credito e più volatilità
CCC / CC / CAlto rischioElevata probabilità di difficoltà finanziarie
DDefaultEmittente insolvente (S&P / Fitch)

La linea che conta è tra BBB− e BB+: sopra è Investment Grade (qualità creditizia elevata), sotto è High Yield — rendimenti più alti proprio perché il rischio è maggiore. Oggi l’Italia è intorno a BBB (Investment Grade), la Germania AAA.

Accanto al rating trovi spesso l’Outlook (possibile evoluzione a 6-24 mesi: positivo, stabile o negativo) e a volte una Watchlist (rating sotto revisione a breve). Nessuno dei due cambia il rating attuale.

Cosa NON dice il rating
Il rating misura solo il rischio di credito dell’emittente. Non tiene conto del rischio tasso, inflazione, cambio o della liquidità del titolo: due obbligazioni con lo stesso rating possono avere profili di rischio e rendimento molto diversi.

Dove trovarlo: di solito lo vedi già dalla tua banca o dal tuo broker, accanto al titolo (es. «BBB+»), a volte con la sigla dell’agenzia. Un dettaglio: i titoli sovranazionali (BEI, UE, ESM, EFSF) hanno un rating proprio — spesso più alto — e non ereditano quello dei singoli Paesi che li sostengono.

I quattro rischi di un BTP (e come conviverci)

Mettiamoli in fila. Un BTP ha quattro rischi principali:

C’è poi un rischio meno noto, il rischio di reinvestimento: quando cedole e capitale rientrano, potresti doverli reinvestire a tassi più bassi. È anche il motivo per cui il TIR è solo teorico (presuppone di reinvestire ogni cedola allo stesso tasso).

La sintesi che chiude il cerchio
Se tieni il BTP fino a scadenza e l’emittente non fallisce, riprendi sempre 100 — ma solo in termini nominali. Il rischio tasso e il rischio Paese li eviti non vendendo prima; il rischio inflazione, no: quello ti erode il potere d’acquisto comunque.
Una cautela in più: diversificare
Vale per qualsiasi titolo, non solo per i BTP: concentrare tutti i risparmi in una singola obbligazione — o in un solo emittente — ti espone al rischio che qualcosa vada storto proprio lì. Diversificare (per scadenze, emittenti, tipi di strumento) attenua l’impatto. Questa guida spiega come funziona un BTP; quanto pesarlo nel tuo portafoglio dipende dalla tua situazione, e non è una cosa che decidiamo noi.

Quanto costa comprare un BTP

Meno di quanto pensi, soprattutto all’emissione. Le voci sono queste:

Le tasse: il 12,5% e come recuperare le minusvalenze

Solo Italia
Questa sezione descrive la fiscalità italiana: vale se sei residente fiscalmente in Italia. In un altro Paese le regole sono diverse — verifica le tue.

Buona notizia: sui titoli di Stato italiani (e assimilati «white-list») l’aliquota è agevolata al 12,5%, non il 26% degli altri strumenti. Vale sia sulle cedole sia sul guadagno in conto capitale (compri sotto la pari, a scadenza ti rimborsano 100).

C’è però un dettaglio dove quasi tutti sbagliano: cedole e guadagno in conto capitale sono due «cassetti» fiscali diversi. Le cedole sono redditi di capitale; il guadagno (o la perdita) tra prezzo d’acquisto e rimborso è un reddito diverso. E i due cassetti non si parlano.

Disaggio: c’è sconto e sconto
Piccola distinzione ma importante. Se lo sconto è deciso all’emissione (il titolo esce sotto 100 — il caso estremo è lo zero-coupon, come i BOT e i CTZ, emessi scontati e rimborsati a 100), quella differenza è lo scarto di emissione: fiscalmente è un reddito di capitale, come le cedole — 12,5% ma non compensabile con le minusvalenze. Se invece lo sconto lo ottieni comprando sul mercato un titolo sotto la pari, è uno scarto di negoziazione: un reddito diverso (una plusvalenza), e quello compensa le minus — è il caso dell’esempio del calcolatore. Per un BTP con cedola l’incidenza è di norma minima; diventa il cuore del rendimento per gli zero-coupon, che vedremo nell’articolo sui BOT.

Come recuperare le minusvalenze (lo «zainetto fiscale»)

Quando vendi o rimborsi in perdita generi una minusvalenza. Finisce in uno «zainetto» e puoi usarla per abbassare le tasse su future plusvalenze — ma solo dello stesso cassetto (redditi diversi) ed entro l’anno in corso più i 4 successivi. Oltre quel termine, si perde.

Cosa può compensare: le plusvalenze (redditi diversi) — azioni, obbligazioni e certificati venduti in guadagno, e proprio il guadagno a scadenza di un BTP comprato sotto la pari. Cosa non può compensare: cedole e dividendi (redditi di capitale). In tabella:

Guadagno / proventoCompensa una minus?
Plusvalenza dalla vendita di azioni✓ Sì
Plusvalenze su obbligazioni e BTP (incluso il guadagno a scadenza sotto la pari)✓ Sì
Guadagno da certificati, ETC/ETN, derivati, forex✓ Sì
Cedole di BTP e obbligazioni✗ No
Dividendi delle azioni✗ No
Guadagno in conto capitale da ETF e fondi comuni✗ No
Le minusvalenze da ETF e fondi, invece, generano credito (sono redditi diversi): è l’asimmetria che spiega la «trappola» qui sotto.
La trappola degli ETF
I guadagni di un ETF sono redditi di capitale: non puoi ridurli con le minusvalenze. Ma le sue perdite sono redditi diversi. Risultato paradossale: puoi ritrovarti a pagare tasse pur avendo il portafoglio in perdita. È qui che un titolo capace di generare redditi diversi positivi — come un BTP comprato sotto la pari — torna utile per assorbire le minus.

Un dettaglio per i più «pignolazzi» (cit): le minus/plus sui titoli di Stato entrano nello zainetto al 48,08% del valore (il 12,5% equivale al 26% sul 48,08%). Quindi 100 € di minusvalenza su un BTP «valgono» circa 48 € di credito utilizzabile contro strumenti tassati al 26%. In regime amministrato è la banca a gestire lo zainetto in automatico (solo sui titoli dello stesso intermediario); in regime dichiarativo lo gestisci tu in dichiarazione, anche fra conti diversi. Fonte: D.Lgs. 461/1997; artt. 67-68 TUIR.

5 miti da sfatare

Domande frequenti

Quante tasse si pagano su un BTP?

Sui titoli di Stato l’aliquota è agevolata al 12,5% (invece del 26%), sia sulle cedole sia sulle plusvalenze. A questo si aggiunge l’imposta di bollo dello 0,2% l’anno sul valore del deposito.

Cosa succede se vendo un BTP prima della scadenza?

Vendi al prezzo di mercato del momento, che può essere sopra o sotto quello che hai pagato. Se nel frattempo i tassi sono saliti (o lo spread è peggiorato) il prezzo scende e potresti incassare meno di 100, realizzando una minusvalenza; se sono scesi, una plusvalenza. La certezza di riavere 100 vale solo se tieni il titolo fino a scadenza.

Cos’è la duration di un BTP?

È il tempo medio in cui rientri dei tuoi soldi. Misura anche la sensibilità del prezzo ai tassi: più è lunga, più il prezzo oscilla quando la BCE li muove. Per uno zero-coupon coincide con la scadenza.

Le obbligazioni all’emissione hanno commissioni?

All’emissione (collocamento) sui titoli di Stato non paghi commissioni: le versa il Tesoro alle banche. Sul mercato secondario, invece, paghi le normali commissioni del tuo intermediario.

Cos’è il rateo?

È la parte di cedola già maturata che paghi al venditore quando compri tra due stacchi. Il prezzo quotato è il «corso secco», ma tu paghi il «tel quel» = corso secco + rateo. Lo riprendi tutto alla prima cedola.

Un BTP può fallire?

In teoria sì: se lo Stato non onora il debito (default) puoi perdere parte del capitale o delle cedole. Per un’economia avanzata come l’Italia è considerato improbabile — è proprio ciò che misura il rating — ma nessun titolo è privo di rischio. È il motivo per cui anche «tenuto a scadenza» non è una garanzia assoluta.

Come si recuperano le minusvalenze?

Vanno nello «zainetto fiscale» e compensano future plusvalenze (redditi diversi) entro l’anno in corso e i 4 successivi. Non compensano cedole né dividendi. Un BTP comprato sotto la pari, che a scadenza genera un guadagno in conto capitale, può servire proprio ad assorbire le minusvalenze.

Disclaimer
Contenuto informativo, non consulenza finanziaria né fiscale. Le regole fiscali dipendono dalla tua residenza; per la tua situazione rivolgiti a un professionista.
Ti avviso quando esce il prossimo

Una email quando pubblico un nuovo articolo, con le novità di Rebalix in coda. Nient’altro: niente pubblicità, niente dati ceduti a terzi, disiscrizione con un click.

↑ Inserisci la tua email

Autore
Il fondatore di Rebalix
Fondatore di Rebalix — su Finanzaonline è «Linusale», da anni nei thread su ETF e LifeStrategy. Ha lavorato per decenni nel settore bancario — dalle banche tradizionali fino a ruoli di vertice in istituti specializzati in wealth management, corporate e investment banking. Dopo aver visto da vicino come funziona la finanza dall’interno, ha creato Rebalix per portare lo stesso rigore dalla parte dell’investitore fai-da-te: spiegare in parole semplici come funziona davvero un portafoglio — metodo, costi e disciplina — senza gergo e senza promesse facili. Non offre consulenza finanziaria: i contenuti hanno finalità informative ed educative.
Tutti gli articoli
Condividi: