Investimenti7 settembre 2026· 10 min di lettura

Net, Gross, Price: perché lo stesso indice MSCI ha tre rendimenti

Il fondatore di Rebalix
Net, Gross, Price: perché lo stesso indice MSCI ha tre rendimenti
Gli ETF sull’MSCI World e la loro distanza dall’indice Net — la tracking difference che misuriamo noi: clicca per aprire la tabella
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Quando due fonti mostrano rendimenti diversi «dello stesso indice», quasi sempre stanno guardando due delle sue tre versioni ufficiali — o la stessa versione in due valute. È l’ultima domanda della serie, e la più pratica di tutte: dopo aver visto chi entra ed esce, chi decide le regole e come si esegue il trasloco, resta da capire quale numero usare per giudicare il risultato. Le risposte stanno nel libro di calcolo di MSCI — 141 pagine, edizione giugno 2026 — che abbiamo letto per intero.

La risposta in breve, prima dei dettagli: la versione Price conta solo i prezzi; la Gross reinveste i dividendi interi; la Net li reinveste dopo la ritenuta fiscale più alta possibile. Gli ETF si confrontano di norma col Net — e proprio perché il Net ipotizza il caso fiscale peggiore, un fondo reale può batterlo: nell’ultimo anno è successo a 5 dei 7 ETF sull’MSCI World di cui misuriamo la tracking difference.

Tre numeri, un solo indice

Nel 2025 l’MSCI World ha reso +21,09%. Oppure +7,21%. Oppure +6,77%. Nessuno dei tre è sbagliato: il primo è la versione Net in dollari, il secondo la Gross in euro, il terzo la Net in euro — tutti dai factsheet ufficiali MSCI, rilevazione del 31 luglio 2026. Due assi separano questi numeri: cosa si fa dei dividendi (niente, tutto, o il netto delle tasse) e in quale valuta si misura. Questa puntata percorre il primo asse, poi il secondo.

Price: solo i prezzi (con un’eccezione al 5%)

La versione Price misura l’andamento dei prezzi di mercato, ponderati per capitalizzazione: quando una società stacca un dividendo ordinario, quel denaro esce dall’indice e basta — il Price non lo raccoglie. È la versione che si vede nei grafici di borsa di molti siti, ed è anche il motivo per cui confrontare il proprio ETF (che i dividendi li incassa) con un grafico Price produce sistematicamente l’illusione che il fondo «stia battendo l’indice».

C’è un’eccezione, con una soglia precisa: i dividendi speciali pari ad almeno il 5% del prezzo del titolo (e i rimborsi di capitale «straordinari») incidono anche sul Price, tramite un fattore di aggiustamento del prezzo applicato a tutte e tre le versioni. Il manuale aggiunge un dettaglio da regolamento vero: se il dividendo viene prima annunciato sopra la soglia e poi scende sotto, l’aggiustamento resta comunque. E un dividendo speciale sotto il 5% viene reinvestito nelle versioni Total Return ma escluso dal calcolo del rendimento da dividendo del titolo — a meno che non venga pagato per almeno tre anni consecutivi.

Gross e Net: il massimo e il minimo teorici

Le due versioni «Total Return» reinvestono i dividendi ordinari in contanti dentro l’indice, il giorno in cui il titolo quota ex dividendo. La differenza è quanto ne reinvestono, e il manuale la dichiara con una franchezza rara: la Gross «approssima il massimo reinvestimento possibile» — l’importo che incasserebbe un residente del paese della società, senza crediti d’imposta — mentre la Net «approssima il minimo»: il dividendo dopo la ritenuta alla fonte più alta, quella che colpisce un investitore istituzionale estero senza alcun trattato contro la doppia imposizione (regola in vigore dal 1° dicembre 2009). Il rendimento di un investitore vero sta, per costruzione, tra i due. Una precisazione: «massimo» e «minimo» si riferiscono alle convenzioni di reinvestimento di MSCI, non ai limiti assoluti di ciò che un investitore reale può ottenere.

Un dividendo americano da 100 $, tre destiniVersione Pricesolo i prezzi0 $il dividendonon entraVersione Grossil massimo teorico100 $reinvestitointeroVersione Netil minimo teorico70 $reinvestito dopo laritenuta USA del 30%
Lo stesso dividendo americano da 100 $ nelle tre versioni dell’indice: il Price lo ignora, il Gross lo reinveste intero, il Net lo reinveste dopo la ritenuta massima (30% per gli USA). Fonte: metodologia di calcolo MSCI, ed. giugno 2026.

Dietro il reinvestimento c’è una macchina pignola: ogni dividendo dev’essere confermato da almeno due fonti dati distinte prima di entrare nel calcolo. E dove le società annunciano l’importo dopo la data ex — succede sistematicamente in Giappone — MSCI reinveste una stima (in mancanza, il dividendo dell’anno precedente) e sistema la differenza in seguito, senza mai riscrivere la storia; per la Corea, se manca una base di stima, si reinveste zero.

La tabella delle ritenute, paese per paese

Quanto pesa la ritenuta che il Net ipotizza? Dipende dal paese — e le differenze sono enormi. L’aliquota applicata è quella massima per un istituzionale estero senza trattati, determinata dal paese di incorporazione della società (non da quello di classificazione dell’indice), riviste con cadenza trimestrale insieme alle Index Review:

Quanto trattiene il fisco alla fonte, nel mondo del Netaliquote massime per un istituzionale estero senza trattati — quelle che l’indice assumeSvizzera35%Stati Uniti30%Germania26,375%Italia26%Canada25%Spagna19%Giappone15,315%Paesi Bassi15%Regno Unito0%Il peso USA ~70% dell’indice rende la ritenuta americana la voce dominante della forbice Gross-Net.
Le ritenute che il Net assume, paese per paese (investitore istituzionale estero senza trattati): dalla Svizzera al Regno Unito la «penalità» cambia enormemente. Fonte: MSCI Index Calculation Methodology, Appendix VI, ed. giugno 2026.

Ai due estremi: la Svizzera trattiene il 35%, il Regno Unito zero — sui dividendi britannici Gross e Net coincidono. In mezzo, aliquote al terzo decimale che raccontano quanto MSCI recepisca i dettagli dei sistemi fiscali: la Germania al 26,375% (25% più la sovrattassa di solidarietà), il Giappone al 15,315%. I crediti d’imposta dei sistemi a imputazione vengono ignorati sia nel Gross sia nel Net; alcuni REIT hanno ritenute dedicate, diverse da quelle del loro paese.

Sommate sui ~70 punti percentuali di peso americano dell’indice, queste ritenute scavano una forbice che si vede a occhio nudo:

Quindici anni di ritenute: la forbice Gross-NetMSCI World in euro, base 100 a luglio 2011 → luglio 2026Versione Gross (massimo teorico)654,50Versione Net (minimo teorico)605,54Nel solo 2025: Gross +7,21% vs Net +6,77% — 0,44 punti di differenza.La forbice non è un costo di nessun fondo: è la differenza tra due benchmark teorici.
Gross e Net dell’MSCI World in euro, base 100 a luglio 2011: quindici anni dopo la forbice vale quasi 50 punti. Non è un costo di nessun fondo: è la ritenuta ipotizzata dall’indice. Fonte: factsheet MSCI World EUR, rilevazione 31 luglio 2026.

Perché un ETF può battere il suo indice

Qui la teoria incontra i nostri dati. Se il Net ipotizza l’investitore fiscalmente peggio trattato al mondo, chiunque sia trattato meglio parte con un vantaggio strutturale — e i fondi UCITS lo sono: il manuale stesso riconosce che «i paesi possono eliminare questa doppia imposizione firmando trattati bilaterali». È il caso dei fondi domiciliati in Irlanda, che nei propri prospetti dichiarano un’aliquota convenzionale del 15% sui dividendi americani — la metà esatta del 30% che il Net assume (l’aliquota convenzionale non è nei documenti MSCI: la fonte sono il trattato bilaterale USA-Irlanda e i prospetti degli emittenti).

Il risultato si misura, ed è quello che facciamo ogni giorno con la tracking difference: nell’ultimo anno, 5 dei 7 ETF sull’MSCI World di cui la calcoliamo hanno reso più del loro indice Net — con scarti tra +0,03 e +0,18 punti percentuali, già al netto di tutti i costi del fondo (dati del nostro registro al 7 settembre 2026; la tabella in cima alla pagina riporta fondo per fondo). Non è magia: al risultato possono concorrere anche il prestito titoli e l’ottimizzazione della replica, ma una delle ragioni strutturali è che il Net ipotizza più tasse di quelle che un fondo ben domiciliato paga davvero. Ed è anche il motivo per cui una tracking difference positiva non deve insospettire di per sé — mentre una molto negativa resta la spia che qualcosa (costi, replica, prestito titoli mancato) sta erodendo il vantaggio.

Lo stesso indice, in un’altra valuta

Il secondo asse è la valuta, e il manuale qui riserva una sorpresa: le versioni in euro, sterline o yen non vengono ricalcolate titolo per titolo — sono conversioni della serie in dollari, fatte col cambio delle 16:00 di Londra (i tassi WMR). Stesso indice, stessa matematica, occhiali diversi. Nel 2025 la versione Net ha reso +21,09% in dollari e +6,77% in euro: la differenza è tutta cambio, non performance.

L’effetto valuta arriva perfino a ridisegnare la storia dei momenti peggiori: il massimo drawdown dell’MSCI World è −57,82% in dollari (dall’ottobre 2007 al marzo 2009), ma −53,60% in euro — e su un periodo diverso, dal maggio 2001 al marzo 2009. Stesso indice, crolli diversi, date diverse. Esiste anche una versione «Local Currency», che annulla i cambi per misurare i soli prezzi locali: il manuale la descrive come un portafoglio continuamente coperto teorico, non replicabile nella realtà. E gli indici hedged, quelli con copertura valutaria vera, hanno una metodologia a parte, in un libro dedicato che questa serie non ha esaminato: qui ci fermiamo dove si fermano le nostre letture.

Il metro giusto per giudicare un ETF

Ricomponiamo: per giudicare un ETF serve la versione Net del suo indice, nella valuta della classe che possedete. Il benchmark dichiarato nei documenti dei fondi UCITS è quasi sempre quello, ed è il confronto che facciamo noi quando calcoliamo la tracking difference — fondo e indice nella stessa valuta, dividendi reinvestiti da entrambe le parti. Contro il Price l’ETF sembrerà sempre un fuoriclasse; contro il Gross, sempre in ritardo; in un’altra valuta, sarà il cambio a recitare la parte della performance.

Un’ultima curiosità da factsheet, per chi confronta le serie storiche: le versioni ufficiali non nascono tutte insieme. Nei factsheet dell’MSCI World il rendimento «dal lancio» della serie Gross parte dal 31 dicembre 1998, quello della Net dal 29 dicembre 2000 — mentre l’indice esiste dal 1986 (con storia ricostruita all’indietro fino al 1969). Anche le date di nascita, negli indici, vanno lette con la lente.

Come abbiamo verificato
Le regole citate vengono dalla MSCI Index Calculation Methodology (edizione giugno 2026, 141 pagine) e dall’Index Glossary (gennaio 2026), letti integralmente; i numeri di rendimento dai factsheet ufficiali MSCI World nelle varianti USD Net, EUR Net ed EUR Gross (rilevazione 31 luglio 2026), che archiviamo a ogni aggiornamento mensile. La tracking difference degli ETF è calcolata da Rebalix confrontando le serie NAV degli emittenti con la serie dell’indice Net dichiarata nei loro stessi documenti.

E con questa domanda si chiude la serie: cinque puntate per aprire la scatola nera — cos’è l’indice, chi ci entra, chi lo governa, come si esegue, con quale metro si giudica. Le stesse cinque domande, d’ora in poi, le porteremo agli altri fornitori di indici: le regole cambiano, le domande giuste no.

Domande frequenti

Perché gli ETF si confrontano con la versione Net?

Perché anche il fondo subisce ritenute sui dividendi esteri: il confronto col Gross (dividendi interi) sarebbe irrealistico per costruzione. Il benchmark dichiarato nei documenti dei fondi UCITS è di norma la versione Net Total Return nella valuta della classe.

Cosa significano le sigle NR, GR e PR accanto al nome di un indice?

Net Return, Gross Return e Price Return: le tre versioni ufficiali. NR reinveste i dividendi al netto della ritenuta massima, GR li reinveste interi, PR conta solo i prezzi. Lo stesso indice può quindi comparire con tre numeri diversi.

Il mio ETF ha reso più del suo indice: com’è possibile?

Di solito perché l’indice Net ipotizza la ritenuta fiscale del caso peggiore (nessun trattato), mentre un fondo ben domiciliato paga meno — ad esempio il 15% convenzionale sui dividendi USA per i fondi irlandesi invece del 30% assunto dall’indice. Il vantaggio fiscale può superare i costi del fondo.

Che fine fanno i dividendi nella versione Price?

Escono dall’indice senza essere raccolti: il Price misura solo i prezzi. Fanno eccezione i dividendi speciali pari ad almeno il 5% del prezzo del titolo, che rettificano il prezzo in tutte e tre le versioni tramite un fattore di aggiustamento.

Perché il rendimento in dollari è così diverso da quello in euro?

Perché le versioni in valuta sono conversioni della serie in dollari al cambio delle 16:00 di Londra: la differenza tra +21,09% (USD) e +6,77% (EUR) del Net 2025 è interamente effetto del cambio euro-dollaro, non della selezione dei titoli.

Cos’è la versione «Local Currency»?

Una serie che usa lo stesso cambio al numeratore e al denominatore, annullando l’effetto valuta: misura solo l’andamento dei prezzi locali. MSCI la descrive come un portafoglio continuamente coperto teorico, non replicabile nella realtà.

Quali aliquote di ritenuta usa MSCI nel Net?

Le massime applicabili a un istituzionale estero senza trattati, per paese di incorporazione della società: ad esempio 30% per gli USA, 35% per la Svizzera, 26,375% per la Germania, 15,315% per il Giappone e 0% per il Regno Unito (Appendix VI della metodologia di calcolo, ed. giugno 2026).

Da quando esistono le serie Net e Gross dell’MSCI World?

Nei factsheet ufficiali il rendimento «dal lancio» della serie Gross parte dal 31 dicembre 1998 e quello della Net dal 29 dicembre 2000, mentre l’indice esiste dal 1986: le versioni ufficiali non nascono insieme all’indice, un dettaglio da ricordare nei confronti storici.

Disclaimer
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né una raccomandazione di investimento. Le regole descritte sono quelle pubblicate da MSCI nelle edizioni indicate e possono cambiare: le sorvegliamo e aggiorniamo il testo quando accade. Le aliquote citate sono quelle assunte dagli indici MSCI, non quelle applicabili a un investitore specifico; la fiscalità personale dipende dalla situazione individuale. Segnalaci refusi o imprecisioni: correggiamo in giornata.
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Autore
Il fondatore di Rebalix
Fondatore di Rebalix — su Finanzaonline è «Linusale», da anni nei thread su ETF e LifeStrategy. Ha lavorato per decenni nel settore bancario — dalle banche tradizionali fino a ruoli di vertice in istituti specializzati in wealth management, corporate e investment banking. Dopo aver visto da vicino come funziona la finanza dall’interno, ha creato Rebalix per portare lo stesso rigore dalla parte dell’investitore fai-da-te: spiegare in parole semplici come funziona davvero un portafoglio — metodo, costi e disciplina — senza gergo e senza promesse facili. Non offre consulenza finanziaria: i contenuti hanno finalità informative ed educative.
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